"È vietato persino morire, perché nessuno può rilasciare un certificato". È un grido d’allarme intriso di rabbia e rassegnazione quello che si leva da Cessaniti, dove un gruppo di cittadini ha deciso di rompere il silenzio su una gestione amministrativa definita "da paese in guerra". Il Comune, stretto nella morsa di un pesante dissesto finanziario, sembra ormai incapace di garantire anche i servizi minimi essenziali.

Questa situazione di paralisi non giunge però come un fulmine a ciel sereno. Per primo, l’avvocato Marcello Scarmato aveva da tempo denunciato il totale stato di abbandono in cui versa il territorio comunale, puntando il dito contro quella che definisce una "totale incapacità amministrativa". Scarmato aveva riportato episodi emblematici del clima istituzionale, come quando il sindaco, destinatario della telefonata di un cittadino disperato per la cronica mancanza d’acqua, si sarebbe permesso di tacciarlo duramente invece di offrire soluzioni.

Oggi, il simbolo del collasso è un cartello affisso davanti alla porta dell’Ufficio Anagrafe: "Chiuso a data da destinarsi". Per una carta d’identità o un certificato di stato civile, i residenti sono costretti a peregrinare come "nomadi" presso gli altri comuni della provincia. Anche il protocollo è attivo solo a singhiozzo, rendendo impossibile ogni comunicazione ufficiale.

A rendere la situazione inaccettabile è il paradosso della pianta organica sollevato dai residenti. Nonostante la carenza di servizi, il Comune vanterebbe cinque dirigenti e quattro responsabili. "Non si capisce cosa facciano oggi", scrivono i cittadini, segnalando come personale qualificato vincitore di concorso per l'anagrafe sia stato spostato a "staccare biglietti" per una mensa scolastica mai partita, mentre l'ufficio tecnico conta due dirigenti per una manciata di permessi l'anno.

La critica verso la classe dirigente locale è feroce, accusata di immobilismo e continuità con un passato segnato da ombre. Stanchi di vivere in questo "limbo istituzionale", i cittadini di Cessaniti hanno rivolto un appello accorato al Prefetto e al Questore di Vibo Valentia. La richiesta è chiara: un intervento drastico per fare luce sulla gestione del personale e ripristinare la legalità e i servizi minimi. "Ci chiediamo se siamo ancora in Italia", conclude la nota, chiedendo dignità per una comunità che non può più tollerare questa "vergogna".