'Ndrangheta: processo a clan Mancuso, chiesta astensione presidente del Collegio
Il difensore di Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", ha anche anticipato la ricusazione del magistrato per una precedente condanna emessa nei confronti del boss del Vibonese
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Un'istanza di astensione dal processo "Black money" contro il clan Mancuso è stata presentata dall'avvocato Francesco Sabatino (difensore dell'imputato Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", insieme all'avvocato Francesco Calabrese) nei confronti del presidente del Tribunale collegiale Vincenza Papagno. Il difensore, oltre all'invito all'astensione dal processo, ha anticipato la ricusazione dello stesso giudice che verrà depositata nei prossimi giorni in Corte d'Appello a Catanzaro.

L’avvocato Francesco Sabatino ha motivato in udienza le supposte ragioni di incompatibilità del presidente del Collegio, avendo la stessa presieduto anche il Tribunale collegiale che di recente ha condannato Nunzio Manuel Callà a 16 anni di reclusione per il concorso nel tentato omicidio ai danni di Francesco Scrugli e ancora per avere condannato, sempre quale presidente del Collegio, Pantaleone Mancuso ("Scarpuni") insieme a Rinaldo Loielo e Filippo Pagano per la detenzione di un potente ordigno esplosivo.

Il presidente Vincenza Papagno ha quindi trasmesso gli atti al presidente del Tribunale di Vibo Valentia, Alberto Filardo, per le valutazioni in ordine alla richiesta di astensione. Il processo è stato quindi aggiornato a lunedì prossimo. In precedenza, l'avvocato Francesco Sabatino aveva eccepito l’inutilizzabilità dell’intera attività intercettiva effettuata all’interno del Bar Tony di Nicotera Marina, ritenuto ilo "quartier generale" del boss Pantaleone Mancuso (Scarpuni). In particolare, il difensore aveva rilevato l’insufficienza indiziaria nei confronti di Pantaleone Mancuso, sostenendo che l’attività non potesse iniziare nel predetto bar con conseguenze in termini di inutilizzabilità. Il Tribunale collegiale ha però respinto l’eccezione acquisendo le conversazioni che provengono dal processo a carico di Nunzio Manuel Callà, di recente condannato a 16 anni di reclusione.

La consulenza tecnica per Antonino Castagna. A spiegare invece al Tribunale le fonti di finanziamento dell'impresa di Antonino Castagna (imputato nel processo) è stato il consulente tecnico Antonio Schiavone il quale ha risposto alle domande dell'avvocato Antonio Porcelli. "L'errore di fondo della Guardia di Finanza e degli inquirenti - ha sostenuto in aula il teste - è dato dalla mancata individuazione di tutti i finanziamenti ricevuti dall'impresa Castagna nata nel lontano 1974. Gli inquirenti hanno invece analizzato i soli redditi non individuando le fonti di finanziamento ricevute dall'impresa a partire dalla fine degli anni '70, oltre ai rimborsi Iva che ammontano a milioni di euro avendo la ditta preso lavori in tutto il mondo". Un'impresa con oltre 200 dipendenti e quasi 25 miliardi di fatturato e che dal 1983 al 1999 ha lavorato anche con il Nuovo Pignone. Alla luce della consulenza, il dottor Antonio Schiavone ha escluso fonti di finanziamento illecite nell'impresa Castagna.

Il consulente ha quindi continuato la sua deposizione rispondendo alle domande dell'avvocato Michelangelo Miceli in ordine alla società Smecal di Carmela Lo Preste e che la Dda ritiene riconducibile al marito Agostino Papaianni (imputato del processo al pari della moglie e del figlio Giuseppe).
Gli imputati. Imputati a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, sono: Giovanni Mancuso, Antonio Mancuso, Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Antonio Velardo (latitante), Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo.
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