L'inchiesta della Dda svela ulteriori dettagli nelle alleanze tra i Giampà di Lamezia e le altre cosche di ‘ndrangheta. Un quadro già delineato nel blitz "Andromeda"

di GABRIELLA PASSARIELLO

I collaboratori di giustizia hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di fare quadrato sulle nuove leve assunte al servizio della cosca Giampà e di comprendere meglio quali fossero i legami con altre cosche presenti nel territorio calabrese, già delineati in maniera capillare nel blitz “Andromeda”.


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Muraca, il "battesimo" di Cutulo e i Piromalli. Il pentito Umberto Egidio Muraca, diventato collaboratore di giustizia il 23 ottobre 2012, dopo il suo arresto nell’ambito della prima tranche dell’operazione Andromeda ha spiegato, tra le altre cose, la sua appartenenza ad un clan di ‘ndrangheta diverso da quello dei Giampà. Nel corso di un interrogatorio da lui stesso richiesto ha dichiarato: “Non sono affiliato a nessuna cosca, anche perché provengo da una famiglia di ‘ndrangheta per conto di mio nonno e di mio padre; mio nonno è stato ucciso in un agguato di mafia, insieme a mia nonna, perché non voleva che a Nicastro fosse inserita l’eroina a livello di spaccio. Mio nonno aveva la dote di “Padrino” ed era soprannominato “U Materazzaru”; mio nonno aveva un gruppo di ‘ndrangheta, aveva collegamenti con i Piromalli. Ha battezzato Raffaele Cutolo presso un’abitazione del quartiere Trempa, ha fondato la Sacra corona unita con Umberto Bellocco e qualche altro che ancora non ricordo, aveva collegamenti con u zu Antonio Macrì di Reggio Calabria e con gli Arcieri coi i quali aveva un ottimo rapporto”.

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Giampà e i legami con i Mancuso di Limbadi. Nell’ordinanza che oggi ha portato all’arresto di dodici persone si fa ancora una volta riferimento, così come in Andromeda, ai legami degli stessi Giampà con il clan Mancuso. Lo stesso collaboratore di giustizia Domenico Giampà ha riferito parlando di Francesca Allegra, moglie di Domenico Chirico, detto “ U Battero”, di aver appreso proprio da quest’ultimo come lei fosse portavoce del marito in varie estorsioni che venivano gestite da “U Battero”, anche tramite un suo parente soprannominato “Ranise” coinvolto nell’operazione che ha riguardato, un altro pregiudicato Vibonese, Mantella nel 2012. In particolare si faceva riferimento ad una grossa catena di casalinghi, estesa in tutta la Calabria. Allegro si occupava, su indicazione del marito della raccolta dei proventi estorsivi necessari per sostenere i detenuti della cosca. Il collaboratore Catroppa ha poi riferito di un altro episodio in cui Domenico Giampà strinse un accordo con Pantaleone Mancuso, in base al quale una volta uscito dal carcere Saverio Giampà, gli avrebbe dato in gestione un punto vendita della stessa catena di casalinghi, ubicata a Lamezia Terme, proprio perchè Mancuso avrebbe potuto gestire questa attività commerciale nella zona di Vibo Valentia tramite i suoi prestanomi.

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