"Andromeda 2", i clan lametini e i rapporti con le famiglie di 'ndrangheta calabresi
Il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice racconta agli inquirenti i legami tra i Cannizzaro, Iannazzo, Daponte ed i Mancuso di Limbadi
di GABRIELLA PASSARIELLO
Iannazzo- Cannizzaro- Da Ponte, tre cosche confederate, nel territorio lametino di Sambiase, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Sambiasini” da boss e affiliati di altre cosche ‘ndranghetistiche lametine. Un potere indiscusso, garantito attraverso la gestione e il controllo di concessioni, autorizzazioni, appalti, una cosca capace di procacciare voti in occasione delle competizioni elettorali, in un rapporto di non belligeranza con i Giampà di Nicastro, con i quali, tramite Antonio Provenzano e Angelo Torcasio, esponente di spicco della cosca Giampà e pupillo di Vincenzo Bonaddio, uno dei reggenti della cosca, si era instaurato un legame di cointeressenza per le richieste estorsive nei territori di confine e per altri affari illeciti.
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I rapporti con le altre cosche. I Iannazzo- Cannizzaro- Da Ponte godevano di ottimi rapporti con i Mancuso di Limbadi, con i Pesce, i Bellocco di Rosarno, Buoni i rapporti con la cosca degli Anello di Filadelfia, con i Ruà- Lanzino- Presta di Cosenza, con la cosca Farao- Marincola di Cirò Marina, con i Vellelonga delle Serre, con i Gallace di Guardavalle, con i Todaro- Mongiardo del Soveratese, con le cosca Catanzariti di Catanzaro e con quelle di Isola Capo Rizzuto e il clan Cappello di Catania.
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Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice sulla cosca
Mancuso. Ha spiegato i rapporti esistenti tra la cosca Iannazzo- Cannizzaro Da Ponte e la cosca Mancuso di Limbadi, precisando che a causa di alcune diatribe sorte nell’ambito della famiglia Mancuso, non esisteva all’interno del clan un unico referente e comunque i rapporti venivano curati da Mimmo Cannizzaro e Peppe Da Ponte, che agivano da intermediari dei Pesce- Bellocco. Pulice ha spiegato come esistesse ed esiste tuttora un buon rapporto tra la cosca Mancuso e la famiglia Iannazzo in particolare per ciò che concerne i lavori sull’autostrada Salerno- Reggio Calabria.
“In passato sarebbe stato Ciccio Iannazzo, poi ucciso, a curare questo tipo di collegamento, mentre adesso è Tonino Davoli, il referente principale della famiglia Iannazzo soprattutto negli ultimi anni. Può capitare in alcuni casi che tali rapporti non afferiscono ad una vera e propria suddivisione di zona affidate all’uno o all’altro soggetto della cosca, ma molto spesso tali scelte sono dettate dalle contingenze del momento; ad esempio può capitare ed è capitato che Vincenzino Iannazzo avesse rapporti con la cosca Mancuso per determinate estorsioni o altri fatti illeciti senza che gli altri della cosca lo sapessero”.
Le dichiarazioni di Gennaro Pulice si spingono oltre delineando le dinamiche interne alle altre cosche lametine come i Giampà e i Cerra Torcasio- Gualtieri, aggiungendo che : “ora Lamezia è una piazza libera per le varie operazioni di polizia che si sono succedute negli ultimi anni, anche se ci sono persone non arrestate che stanno cercando di ricostituire nuove strutture criminali sulle macerie di quelle esistite*”. Secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Gullo e Vincenzo Pasquale detto “Giappone” si starebbero muovendo in questa direzione, gli stessi che un anno fa hanno compiuto un atto intimidatorio nei confronti di un imprenditore di Capezzaglie che gestisce gli auto spurghi.
“Gli stessi nipoti di Nino Cerra e di Paradiso sono certamente destinati a diventare in futuro i referenti criminali visto che in questi ultimi anni hanno acquisito il curriculum necessario”. E’ stato lo stesso Gennaro Pulice ad affermare di essere stato uno dei killer della cosca Cannizzaro- Da Ponte, Iannazzo, fornendo un primo elenco degli omicidi da lui perpetrati o a cui ha partecipato. Si è soffermato nelle sue dichiarazioni in veste di collaboratore di giustizia, sia sull’omicidio di Vincenzo Torcasio, sia sul tentato omicidio di Vincenzo Curcio, spiegando le motivazioni che lo hanno spinto a collaborare con la giustizia.
“Intendo intraprendere un percorso di collaborazione con la giustizia. La mia scelta è dettata essenzialmente dalla volontà di assicurare un futuro migliore ai miei due figli oltre alla necessità di metterli al riparto. Ho sempre vissuto in un contesto criminale in quanto mio padre che era un imprenditore nel campo della commercializzazione del ferro ucciso il 24 maggio del 1982 a Lamezia all’età di 27 anni, quando io avevo tre anni e mezzo. Era stato ucciso per come chiarito dal collaboratore Scriva, in quanto accidentalmente aveva provocato la morte di un componente della famiglia Bellocco in un sinistro stradale”.
