Nell’ordinanza del gip Assunta Maiore vengono elencati gli atti intimidatori compiuti ai danni di attività e di imprenditori

di GABRIELLA PASSARIELLO

Dal racket delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali e di imprenditori operanti nella città di Lamezia Terme, agli atti intimidatori compiuti con bottiglie incendiarie nei pressi di attività commerciali e ai danneggiamenti con ordigni esplosivi. Usando il nome dei Giampà per incutere terrore. E di estorsioni tentate e consumate nell’ordinanza di 280 pagine firmata dal gip Assunta Maiore su richiesta della Dda di Catanzaro ce ne sono davvero tante.

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Le estorsioni ai "giostrai". Quelle alle bancarelle della fiera di S. Antonio a Lamezia Terme, ai danni dell’imprenditore “Scalise Saverio” titolare della rivendita di autoricambi denominata “Centro ricambi di Saverio Scalise & C. snc”, della titolare dello studio di Fisioterapia “Fisioplanet, del gestore della macelleria “Mery e Antony”, della titolare dello studio di Fisioterapia “Fisioplanet” e ai danni di giostrai. In questo ultimo caso, Pasquale Catroppa ha dichiarato così come Giuseppe Giampà, che Marco De Vito per conto della cosca Giampà, si è recato con Vincenzo Bonaddio dai giostrai per riscuotere i proventi dell’estorsione che era stata “chiusa” dallo stesso Pasquale Catroppa e da Alessandro Torcasio, il “Cavallo”. Avevano imposto il pagamento di 50 euro al metro quadro per l’istallazione delle giostre, nonché biglietti gratis per gli appartenenti alla cosca. A ritirare i soldi Vincenzo Bonnadio e Marco De Vito, fratello di Antonio, soprannominato “il principino”, imprenditore amico di Pasquale Giampà detto “millelire”.


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L'intimidazione al "Banshee". Catroppa, inoltre, interrogato sugli atti intimidatori posti in essere per conto della famiglia Giampà, ha indicato tra i molti altri commessi, anche quello contro l’attività commerciale “Banshee”, un pub nella zona di Lamezia Terme-Nicastro. Ha riferito di essere stato lui per primo a recarsi dal gestore del pub e ad avanzargli, spendendo il nome dei Giuseppe Giampà, una richiesta estorsiva. Solo in un secondo momento, in seguito al rifiuto del commerciante, Catroppa commissionò l’intimidazione a Danilo Cappello e a Francesco Cerra, facendo collocare nei pressi dell’attività una bottiglietta con l’accendino. A questo punto, secondo le dichiarazioni di Catroppa, i titolari del “Banshee”, decisero di cedere, pagando una somma di 250 euro mensili che avrebbe ritirato lui stesso. Versione confermata parzialmente da uno dei soci dell’attività, secondo cui non avrebbe dato nemmeno un centesimo ai suoi aguzzini.

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