'Ndrangheta e rifiuti: Rosario Azzarà, l'Ased ed i rapporti con i boss e i politici
Ecco tutte le accuse nei confronti dell'imprenditore di Melito Porto Salvo sbarcato pure a Vibo Valentia. I legami con i clan e gli amministratori pubblici contestati dalla Dda
di GIUSEPPE BAGLIVO
'Ndrangheta e rifiuti. L'inchiesta “Ecosistema” della Dda di Reggio Calabria continua a riservare sorprese e getta per la prima volta un “fascio di luce” sulla ditta Ased di Melito Porto Salvo che si è aggiudicata la raccolta dei rifiuti solidi e urbani pure nella città di Vibo Valentia (dove gestirà il servizio sino al prossimo mese di febbraio in attesa che subentri la ditta "Dusty" di Catania che il 25 novembre scorso si è aggiudicata l'appalto per i prossimi 3 anni), oltre che in diversi paesi del Reggino. Con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e altri reati (fra cui la detenzione illegale di una pistola) è stato infatti arrestato Rosario Azzarà, titolare della Ased, figura al centro di tutta l'inchiesta e ritenuto dagli inquirenti “personaggio” capace di dialogare con esponenti di primo piano del clan Iamonte di Melito Porto Salvo attraverso “relazioni dirette e personali con boss del calibro di Natale Iamonte, Vincenzo Iamonte, Carmelo Iamonte, nonché con i loro più stretti congiunti ed accoliti”.

Rosario Azzarà (in foto a sinistra), oltre a garantire la sua generale disponibilità nei confronti del sodalizio e ad aiutare economicamente i sodali in stato di detenzione, secondo l'accusa avrebbe permesso al clan di infiltrarsi e di avere voce in capitolo nei pubblici appalti della raccolta rifiuti, anche mediando con altri imprenditori in relazione alle pretese estorsive della cosca, e nel mercato del lavoro per mezzo della sua azienda. Così facendo, Rosario Azzarà si sarebbe assicurato la possibilità di una interlocuzione privilegiata con l’amministrazione comunale di Melito Porto Salvo i cui sindaci Giuseppe Iaria e Gesualdo Costantino sarebbero stati “eletti – ad avviso della Dda - con l’appoggio della cosca Iamonte, oltre che dello stesso Azzarà”, con la possibilità di “contrattare” termini e condizioni più convenienti nel rapporto con l’amministrazione comunale, “fino a sostituirsi ad essa persino nella redazione degli atti comunali in una sorta di circolare rapporto “a tre” tra politica, impresa e cosca mafiosa, limitando illecitamente la concorrenza di altre imprese del settore grazie all’intervento mafioso degli esponenti dell’organizzazione a lui vicini”.

L'appalto dei rifiuti a Melito Porto Salvo. In concorso fra loro, Rosario Azzarà, Carmelo Ciccone, titolare della Radi s.r.l. (pure lui indagato nell'inchiesta) e Salvatore Aiello (altro indagato), direttore tecnico della Fata Morgana s.p.a. (imprese riunite in Ati in relazione ad una gara d'appalto), Giuseppe Iaria nella qualità di sindaco di Melito Porto Salvo, Francesco Maisano nella qualità di responsabile del settore Tecnico del Comune di Melito, sono quindi tutti accusati di aver turbato la gara d’appalto bandita dal Comune di Melito Porto Salvo avente per oggetto il “Servizio di raccolta e trasporto rifiuti".


Comune di San Lorenzo e Azzarà candidato a sindaco. Rosario Azzarà nel maggio del 2014 avrebbe avuto invece l'intenzione di candidarsi a sindaco del Comune di San Lorenzo, ma in tale decisione sarebbe stato costretto a desistere - secondo gli inquirenti - per l'intervento di Settimo Paviglianiti (in foto), ritenuto uno dei vertici dell'omonimo clan. La competizione elettorale non si è poi tenuta per la mancata presentazione di liste.

Gli appalti in provincia di Reggio. Buona parte degli appalti sui rifiuti in provincia di Reggio Calabria sarebbe stata quindi gestita sulla base "di una logica spartitoria dettata dagli equilibri mafiosi esistenti nel territorio provinciale e pure regionale". Un'attività illecita che sarebbe stata resa possibile "dall’intervento intimidatorio e dallo spessore mafioso - sostiene la Dda - dello stesso Azzarà, anche in considerazione dei suoi rapporti con la criminalità organizzata calabrese".

La falsa testimonianza. Al fine di favorire la posizione processuale di Carmelo Ciccone, imputato dei reati di turbata libertà degli incanti ed estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di Giuseppe Zoccoli, attraverso plurimi contatti in prossimità dell’udienza del processo in cui avrebbe dovuto testimoniare lo stesso Zoccoli, Rosario Azzarà e Carmelo Ciccone avrebbero concordato la versione che Zoccoli avrebbe dovuto rendere davanti al Tribunale di Palmi, commettendo in tal modo il reato di "concorso in falsa testimonianza".

Estorsione e stipendi erogati a metà. Rosario Azzarà è accusato anche di estorsione, avendo fatto rinunciare - sostiene la Dda - un dipendente della Ased ad insistere nelle "legittime richieste di corresponsione da parte dell’azienda dell’intero trattamento stipendiale o almeno della metà di esso, erogando in realtà l’azienda meno della metà delle somme risultanti in busta paga".

Altre accuse si riferiscono alla turbata libertà degli incanti nel Comune di Brancaleone avente per oggetto: “Indagine di mercato ed affidamento incarico per il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento nell’impianto di Siderno,dei rifiuti solidi urbani provenienti dal territorio di Brancaleone", l' appalto per il servizio di raccolta e trasporto Rsu e Rd servizi collaterali nel Comune di Motta San Giovanni dell’importo complessivo per (per cinque anni) di 1.927.272,73 euro, il bando e il disciplinare della gara d’appalto del Comune di Bova Marina gestito dalla Suap per il servizio di spazzamento, raccolta, trasporto, conferimento e smaltimento in discarica dei rifiuti per un importo di 1.734.250,82 euro (per tale vicenda è indagato anche il sindaco di Bova Marina, Vincenzo Crupi).

Corruzione. In concorso con il sindaco di Motta San Giovanni, Paolo Laganà, Rosario Azzarà è poi accusato del reato di corruzione. La Ased si sarebbe aggiudicata la gara d'appalto per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti nel Comune di Motta San Giovanni stringendo - ad avviso della Dda - un accordo corruttivo. In particolare, Rosario Azzarà avrebbe concesso al sindaco Paolo Laganà "l’indebita utilità di poter indicare soggetti da assumere nella Ased s.r.l., così garantendosi lo stabile asservimento del sindaco agli interessi propri e della propria azienda da realizzarsi attraverso l'impegno permanente a compiere od omettere una serie indeterminata di atti ricollegabili alla funzione di pubblico amministratore, anche in contrasto con i doveri d'ufficio, quali la mancata contestazione formale di inadempienze contrattuali, con conseguente mancata applicazione delle penali previste dal capitolato dell’appalto".

Comuni di Condofuri, Palizzi, Bova Marina e Brancaleone. In questo caso Rosario Azzarà, in concorso con Gabriele ed Elio Familiari, dipendenti della Ased (Gabriele Familiari anche socio della ditta con il 25% delle quote e Elio Familiari quale responsabile tecnico), e con Salvatore Trapani in qualità di assessore del Comune di Condofuri (LEGGI QUI: Operazione "Ecosistema": si dimette assessore del Comune di Condofuri), è accusato di aver stretto un accordo corruttivo per "l'indebita utilità" da parte del politico di poter indicare soggetti da assumere nella Ased dopo l'aggiudicazione nel 2014 della gara d'appalto per la pulizia della spiaggia libera comunale. Stesso discorso per il Comune di Palizzi, che vede indagato insieme ad Azzarà e a Gabriele Familiari, anche il sindaco Arturo Scerbo. A Bova Marina, invece, l'accordo corruttivo, ad avviso della Dda, sarebbe stato stretto da Azzarà ed i due Familiari con il sindaco Vincenzo Crupi. In questo caso, secondo gli inquirenti, le assunzioni avrebbero costituito pure la contropartita del sostegno ricevuto per l’elezione a sindaco di Crupi. A Brancaleone l'accordo corruttivo in tal senso sarebbe stato stipulato da Rosario Azzarà, Elio e Gabriele Familiari, con il vicesindaco Giuseppe Benavoli e con gli assessori comunali Alfredo Zappia e Domenico Marino.
Detenzione illegale e porto in luogo pubblico di una pistola. Rosario Azzarà è infine accusato di aver illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico una pistola.
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