Sarebbe un caso destinato a far discutere quello emerso nel Vibonese dopo le denunce pubbliche di alcune associazioni sul presunto mancato recapito delle lettere per le mammografie di screening inviate alle donne del territorio.

Secondo quanto trapela dagli ambienti sanitari, a seguito delle segnalazioni, i vertici dell’ASP Vibo Valentia avrebbero avviato un’indagine interna dalla quale sarebbe emerso un elemento considerato particolarmente grave: alcune delle comunicazioni inviate per l’accesso agli esami di prevenzione sarebbero state “cestinate” prima della consegna da operatori di servizi postali privati incaricati del recapito.

Una circostanza che, se confermata, avrebbe avuto un impatto diretto sull’adesione agli screening oncologici, generando possibili ritardi o mancate prenotazioni da parte delle utenti coinvolte.

Di fronte a tale scenario, sempre secondo quanto si apprende, l’Asp avrebbe deciso di intervenire in maniera immediata, procedendo alla risoluzione del contratto con il soggetto affidatario del servizio e disponendo l’affidamento diretto del recapito a Poste Italiane, ritenuto più strutturato per garantire continuità e tracciabilità delle comunicazioni sanitarie.

Parallelamente, l’azienda sanitaria avrebbe avviato anche un’attività di recupero delle pratiche rimaste in sospeso: si parla di alcune “quattro o cinque dozzine” di richieste e inviti non recapitati che verranno smaltiti nei prossimi giorni, al fine di ristabilire la piena operatività del programma di screening.

La vicenda, ancora in fase di verifica nei suoi dettagli, apre ora interrogativi sulla gestione del servizio e sulla corretta distribuzione della posta sanitaria sensibile, tema considerato cruciale soprattutto in ambito di prevenzione oncologica. Le verifiche proseguono per chiarire responsabilità e dinamica dei fatti.