Omicidio Aloe nel Crotonese, 25 anni di carcere per presunto killer incastrato dal casco
La sentenza è stata pronunciata dalla Corte di assise di Catanzaro. Il pm al termine della requisitoria aveva invocato l'ergastolo con l'isolamento diurno per la durata di otto mesi
di GABRIELLA PASSARIELLO
Venticinque anni di carcere per Cataldo De Luca, 34 enne di Cirò Marina, accusato di aver assassinato Nicodemo Aloe, freddato con 8 colpi di pistola calibro 45 il 24 maggio 2015, davanti la sua casa di via Pacinotti a Cirò Marina. Lo ha deciso la Corte di assise di Catanzaro, presieduta da Alessandro Bravin, che non ha accolto la richiesta del carcere a vita con isolamento diurno per otto mesi invocata in aula dal pm che, oggi, durante la requisitoria ha ripercorso gli atti di indagine di un delitto che si sarebbe consumato per futili motivi. I dissapori tra i due nel tempo avrebbero dato luogo ad una escalation di violenze, tant’è che un anno prima del delitto De Luca fu aggredito a bastonate dalla vittima, per vendicare l’aggressione subita da suo figlio il giorno precedente.
L’agguato. Il sicario, poche ore prima del delitto, avrebbe effettuato una serie di sopralluoghi a bordo di uno scooter rubato, per poi immettersi nella via che conduce al garage dove la vittima abitava, in seguito alla separazione dalla moglie. Qui, dopo aver richiamato la sua attenzione, mentre usciva dal garage, gli avrebbe sparato almeno 8 colpi di pistola calibro 45, colpendolo mortalmente, per poi darsi alla fuga a bordo dello stesso scooter.
Le indagini. Gli investigatori individuarono subito il mezzo utilizzato per compiere l’esecuzione, grazie all’acquisizione delle immagini di impianti privati di videosorveglianza. Si trattava a quel punto di trovare il killer e i sospetti a carico di De Luca si fecero sempre più schiaccianti, tanto da spingere i carabinieri ad effettuare una perquisizione domiciliare.
Incastrato dal casco. Nel corso della perquisizione, fu trovato e sequestrato un casco da motociclista identico a quello ripreso dalla videosorveglianza, fu effettuata poi la prova dello stub sul motociclo parcheggiato nel garage. L’esame dei reperti da parte dei carabinieri del Ris di Messina avrebbero ricondotto De Luca alla scena del crimine, appurando “la presenza di particelle che per composizione atomica, morfologia e disposizione spaziale degli elementi, possono essere classificate come caratteristiche di esplosioni di colpi di arma da fuoco”. In sostanza furono ritrovati residui di polvere da sparo compatibili con i bossoli sequestrati nel luogo dell’omicidio. La presenza di De luca sulla scena del crimine sarebbe stata confermata dall’analisi dei tabulati del suo cellulare, incrociati con i video acquisiti al momento del delitto. De Luca, una volta ucciso commesso l’omicidio, avrebbe lasciato la moto utilizzata per commettere il delitto in aperta campagna, dove l’avrebbe data alle fiamme. Poi da Ciro’ Marina sarebbe fuggito alla volta di Bologna e infine l’arresto il 13 maggio 2016 per omicidio aggravato dalla premeditazione, porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione dello scooter.
