Rifiuti tossici | Nelle Serre vibonesi si muore di più, ma il registro tumori...
Ieri vi abbiamo raccontato della presunta "terra dei fuochi" nel Vibonese (clicca QUI per leggere la prima parte), un'inchiesta a seguito della quale ci ha scritto il prefetto di Vibo, Francesco Zito, rispondendo a una nostra richiesta avanzata ad ottobre, confermando quanto avevamo detto: "Non risulta essere stata mai costituita alcuna task force chiamata ad occuparsi della problematica". Poco o nulla era stato fatto allora da politica e istituzioni e, dopo 6 anni, i cittadini sono ancora in attesa di risposte che - se la stessa politica non deciderà di fare qualcosa - non arriveranno mai. E questo nonostante ci sia uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità, datato 2016, che parla della necessità di "fare chiarezza e fornire dati certi sulle inquietanti voci delle presunte discariche". Lo studio arrivava a una conclusione non irrilevante: "Appare ben documentata una sovra mortalità, rispetto alla Regione Calabria, alla quale concorrono in modo particolare i tumori totali (e specialmente quelli gastrici), le cardiopatie, il diabete e alcune patologie neurodegenerative, respiratorie e digerenti".
Mortalità maggiore nel Vibonese.
Lo studio - il "Rapporto Istisan 16/9, studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità" - faceva riferimento ai comuni esplicitamente menzionati nei documenti dei servizi segreti: Fabrizia, Mongiana e Serra San Bruno. Studiando la mortalità nei periodi 1980-2002, 2003-2012 e 1980-2012, sono usciti fuori dati preoccupanti negli stessi centri indicati come zone del presunto interramento di rifiuti tossici. I curatori del documento specificano, però, che "si tratta di malattie che non coincidono, in linea di massima, con quelle per le quali è ipotizzabile" una "prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi". I tumori gastrici in Italia, ad esempio, "si concentrano nelle zone montane e sono associati a una dieta povera di fattori protettivi quali quelli contenuti nella frutta e verdura fresca".
Bye bye trasparenza.
Allarme passato, quindi? In realtà no. Non sapendo bene di quali materiali si tratti quando si parla di "rifiuti tossici", infatti, "occorre effettuare un grande sforzo di monitoraggio ambientale". Un'attività, prosegue il rapporto, che deve essere accompagnata da "iniziative di comunicazione con la popolazione caratterizzata da rigore scientifico, chiarezza e reciproco ascolto" tra cittadini e istituzioni. Come abbiamo documentato ieri, in pratica, l'esatto opposto di quanto è stato fatto. Da una parte si chiedeva comunicazione e rigore, dall'altra si è risposto con ambiguità e poca trasparenza. Un (ulteriore) esempio? Lo studio è stato pubblicato a maggio 2016. Il 22 giugno dello stesso anno c'è stata una riunione nel Municipio di Serra San Bruno per discutere del documento, al termine della quale i partecipanti - Arpacal, Asp, sindaci e il comitato "Pro Serre" - "si sono ritrovati su una posizione unanime: è necessario approfondire - scrissero in un comunicato stampa - le eventuali correlazioni tra potenziali fonti di contaminazione e l’alta mortalità documentata dall’Iss". Il risultato? Nessuno. Come in tutti gli altri casi, tra l'inquietante e il negligente, non si fece poi nulla.
...e il registro tumori dell'Asp?
A ciò si aggiunge un altro tassello: il registro tumori dell'Asp di Vibo Valentia. Che potrebbe essere un'ulteriore freccia luminosa che indica la necessità di effettuare analisi e indagini. L'Asp se ne è preoccupata? Il registro è effettivamente entrato in funzione nel 2018, quattro anni dopo la desecretazione dei documenti dei servizi segreti, ma non ha ancora prodotto risultati ufficiali. Sono stati infatti raccolti i dati del 2010, 2011 e del 2012, ma i risultati sono ancora in attesa di validazione da parte di Airtum (Associazione italiana registri tumori, ndr). Questo anche perchè - nonostante si tratti di un lavoro lungo e difficile per diversi fattori - a occuparsene sono state messe solo due persone. A quanto vi avevamo detto ieri, in conclusione, si aggiunge quindi un'Asp non particolarmente attenta alla questione tumori e un documento dell'Iss che chiede (inascoltato) trasparenza e informazione. Perchè non è successo? Ne parleremo domani, in un'intervista a uno dei curatori del rapporto Istisan 16/9, che ci spiegherà cosa era necessario fare e, purtroppo, non è stato fatto.
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