Coinvolti anche tre collaboratori del Consiglio regionale della Calabria. La decisione del giudice dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Reggio

Prima la richiesta di rinvio a giudizio 26 fra politici e portaborse coinvolti nell’inchiesta denominata “Rimborsopoli” che mira a fare luce sulle presunte spese “pazze” del Consiglio regionale della Calabria. Ora la fissazione da parte del gup della data dell'udienza preliminare in cui valutare la richiesta del procuratore aggiunto di Reggio, Gaetano Paci, e dei sostituti Matteo Centini e Francesco Ponzetta. Tutti in aula il 9 febbraio prossimo, data in cui vagliare in sede di udienza preliminare i reati di peculato e falso. La Procura contesta infatti una gestione privata dei fondi pubblici destinati all’attività dei gruppi del Consiglio regionale.

Il 9 febbraio, quindi, il gup dovrà valutare se ci sono o meno i presupposti per rinviare a giudizio quattro attuali parlamentari che, all’epoca delle contestazioni, ricoprivano la carica di consiglieri regionali. Si tratta di: Ferdinando Aiello di Cosenza (Pd), Bruno Censoredi Serra San Bruno (Pd), Demetrio Battaglia di Reggio Calabria (Pd), e del senatore Giovanni Bilardi di Reggio Calabria (Ncd), con il suo assistente personale, Carmelo Trapani. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda poi: Agazio Loiero di Santa Severina (Autonomia e diritti), Nicola Adamo di Cosenza (Pd), Carlo Guccione di Cosenza (Pd), Antonio Scalzo di Conflenti (Pd), l’ex segretario-questore del Consiglio regionale, Giovanni Nucera di Reggio Calabria (Udc, poi Ncd), gli ex consiglieri Pasquale Tripodi di Reggio Calabria (Centro democratico), Alfonso Dattolo di Rocca di Neto (Udc), Alfonsino Grillo di Gerocarne (Vibo Valentia, eletto con la lista “Scopelliti presidente” poi passato in Ncd), Giuseppe Bova di Reggio Calabria (Pd), Emilio De Masi di Crotone (Idv), Domenico Talarico di Conflenti (Idv), Sandro Principe di Rende (Pd), Pietro Amato di Borgia (Pd), Mario Franchino di Montegiordano (Autonomia e diritti, poi Pd), Mario Maiolo di Cosenza (Pd), Francesco Sulla di Cutro (Pd), Vincenzo Ciconte di Catanzaro (Pd), Giovanni Raso (già collaboratore nella commissione Bilancio per il gruppo Udc), Candeloro Imbalzano di Reggio Calabria (lista “Scopelliti presidente”), Diego Fedele (figlio dell’ex assessore regionale ai Trasporti, Luigi Fedele, quest’ultimo già a giudizio con rito immediato), Giovanni Franco(Reggio Calabria).

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Le accuse. L’impianto accusatorio della Guardia di Finanza parte da un accertamento fiscale per sfociare nella scoperta di diversi “metodi” che sarebbero stati adottati dai consiglieri regionali per appropriarsi di soldi pubblici per fini che – ad avviso della Procura – sarebbero stati strettamente privati, privi di giustificazione contabile “o assistiti da documenti di spesa palesemente falsi”. Tra il 2010 e il 2012, i fondi destinati all’attività dei gruppi consiliari, ad avviso degli inquirenti, sono stati utilizzati per viaggi all’estero con voli per Montecarlo, Londra e New York, ma anche per comprare set di valigie o per le consumazioni al bar. E ci sono pure consiglieri regionali che, secondo le indagini della Procura, si sono fatti rimborsare anche un solo caffè.

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Quindi il rimborso per l’acquisto di telefoni cellulari, per cene conviviali e la spesa di famiglia, gite alle terme, rimborsi di tablet, spese in albergo, rimborsi per l’acquisto di materiali di edilizia, per l’acquisto di gioielli, di fiori e benzina, oltre al rimborso per affitti, collaborazioni, consulenze, ristoranti, ricariche per il cellulare, l’acquisto di batterie, di ipad, di ventilatori e il pagamento del taxi.  Una gestione "allegra" e disinvolta, secondo gli inquirenti, dei fondi pubblici per migliaia di euro. (g.b.)

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