"Rimborsopoli": tutte le accuse ai vibonesi Censore e Grillo
Bruno Censore e Alfonsino Grillo sono indagati con l'accusa di peculato. L'inchiesta dovrebbe essere chiusa in tempi brevissimi. Fra le spese rimborsate si trova di tutto...
di GIUSEPPE BAGLIVO
Va avanti l'inchiesta denominata "Erga omnes" meglio nota come "Rimborsopoli regionale", condotta dalla Procura di Reggio Calabria sulle presunte irregolarità nella gestione dei fondi dei gruppi consiliari nel periodo che va dal 2010 al 2012. E' dei giorni scorsi, infatti, la notizia che il gup Olga Tarzia, chiamata a giudicare, in un procedimento stralcio, la posizione di sei tra consiglieri ed ex consiglieri regionali della Calabria ha disposto l'archiviazione per l'allora capogruppo del Pdl Gianpaolo Chiappetta; per l'ex vice presidente del Consiglio Alessandro Nicolò, attuale capogruppo di Fi, e per Rosario Mirabelli, eletto del 2010 con "Autonomia e diritti" e poi passato nel gruppo misto. A loro carico il gip ha ritenuto non sussistenti gli atteggiamenti speculativi e la volontà di appropriarsi individualmente del denaro destinato ai gruppi. Per altri tre, invece, ed in particolare per l'attuale consigliere regionale del Pd, Vincenzo Antonio Ciconte, per Giovanni Raso e per l’ex consigliere del Pdl Candeloro Imbalzano, il gup ha ordinato al Pm di formulare il capo di imputazione per mandarli a giudizio.
La formalizzazione delle accuse nei loro confronti dovrebbe essere agganciata a quella di tutti gli altri politici indagati. Conclusi da tempo gli interrogatori di alcuni indagati che hanno chiesto di essere sentiti, la Procura di Reggio Calabria dovrebbe chiudere in tempi brevi la fase delle indagini preliminari, fermo restando che si preannuncia una nuova inchiesta anche per la gestione dei fondi relativa all'anno 2013, atteso che irregolarità pure per tale anno sono già state segnalate alla Procura reggina dalla Corte dei Conti.
I vibonesi indagati. Due i vibonesi indagati nell'inchiesta: Bruno Censore, attuale parlamentare del Pd ed all'epoca consigliere regionale per lo stesso partito, ed Alfonsino Grillo, eletto con la lista "Scopelliti presidente". Per entrambi l'accusa è quella di peculato in quanto - secondo il gup - avrebbero indebitamente percepito, appropriandosene, somme di cui avevano la disponibilità in ragione del loro ufficio oppure documentando spese non conferenti al ruolo di consiglieri regionali.

Le spese di Bruno Censore nel 2010. Secondo il gip, Olga Tarzia, è rimasto "accertato che il consigliere regionale Censore ha sostenuto spese per complessivi 30.836.00 euro. Nel dettaglio, fra le spese non conferenti - scrive il giudice -rilevano: materiale edile per 400 euro nel dicembre 2010 acquistato in un negozio di Serra San Bruno; colla per 76,80 euro nel medesimo negozio nel novembre 2010; undici pasti per complessivi 874 euro di spesa di cui ben 600 euro (ed il gip sottolinea che la fattura riporta la dicitura “una sola persona”) all'hotel San Leonardo di Vibo; due coperti per pasto personale per complessive 45 euro al “Lido San Domenico” di Soverato; tre coperti per pasto personale al ristorante “Da Giovanni” di Reggio Calabria per una spesa totale di 100 euro; due coperti per pasto personale al ristorante “La Quartara” di Pizzo per 70 euro; tre coperti al ristorante “Crucitti” di Reggio Calabria per un totale di 59 euro.
Il totale delle spese non conferenti, secondo il gip, ammonta a complessivi 1.350,80 euro.
"Lo stesso Censore – scrive il giudice nell'ordinanza di applicazione di misure cautelari – risulta aver ottenuto rimborsi con assegni circolari per un totale di 26.770,38 euro. Pertanto, atteso l'importo delle spese complessive, può concludersi che Censore per il 2010 non si vedeva liquidati i costi non conferenti". Il magistrato spiega quindi che quanto al materiale edile di Censore, non ci si sarebbe sforzati neppure di “simulare una finalità apparentemente pubblica, emergendo nella realtà, in concreto, il carattere privato della spesa o comunque diverso da quello al quale era destinato. La dimostrazione della non inerenza – sottolinea il giudice – emerge inoltre dall'assenza di documentazione che in qualunque modo servisse a dimostrare la pubblica funzione svolta al momento della spesa, sicchè la giustificazione generica ed inadeguata rappresenta una scusa per appropriarsi del denaro”.

Le spese di di Bruno Censore nel 2011. In questo caso il giudice ritiene "accertato che il consigliere ha sostenuto spese per complessivi 56.164, 21 euro". Nel dettaglio, nel dicembre 2011 risulta una spesa per materiale informatico in un negozio di Serra San Bruno per 45 euro; tre coperti per “pasto personale” al ristorante “La Cambusa” di Palermo per complessivi 78 euro; tre coperti per “pasto personale” al ristorante “La Rada” di Vibo Marina per 140 euro; tre coperti per “pasto personale” al ristorante “Crucitti” di Reggio Calabria per un totale di 75 euro. Due, invece, i soggiorni rimborsati nel 2011 all'allora consigliere regionale Censore: uno in “Palazzo Pantaleo” a Palermo per 120 euro di spesa ed uno all'hotel “Principe” di Catania per due persone ed una spesa complessiva di 134 euro.
Per l'anno 2011, il gip scrive quindi che avendo Bruno Censore “ottenuto rimborsi anche superiori alle spese documentate, è provato che abbia recuperato anche i costi non conferenti”.
Le spese di Bruno Censore nel 2012. In questo caso il giudice ritiene "accertato che il consigliere ha sostenuto spese per complessivi 34.527,33 euro". Da queste il gip elenca nel dettaglio solo le spese non conferenti: consumazione occasionale al bar-pasticceria di Lo Schiavo Francesca a Vibo per un importo di 8,60 euro il 17 aprile 2012. Fra il gennaio e il settembre 2012 risultano poi una serie di pasti personali, per un totale di 1.252,40 euro consumati dall'allora consigliere regionale Bruno Censore. L'elenco riportato dal gip comprende: due pasti al ristorante “Gargantua” di Sant'Onofrio per un totale di 68 euro nel gennaio 2012; altri 6 pasti nello stesso ristorante per un totale di 250 euro; due pasti nel gennaio 2012 al ristorante “Crucitti” di Reggio Calabria per 38 euro; altri due pasti nello stesso ristorante nell'aprile 2012 per un totale di 25 euro; altri due pasti da “Crucitti” nel luglio 2012 per complessivi 40 euro; altri tre pasti nel medesimo ristorante nell'aprile 2012 per un totale di 50 euro; un pranzo da “Crucitti” nell'ottobre 2012 per 13,40 euro.
Ed ancora: tre pasti alla pizzeria “La Ruota” di Pizzo Calabro per complessivi 120 euro; un pasto in una trattoria di Messina nel luglio 2012 per una spesa di 70 euro; due pasti da “Agostino” a Pizzo Calabro per un totale di 50 euro; due pasti al ristorante “Hippocampus” di Cosenza per un totale di 80 euro; due pasti al “Batò” di Vibo Marina per un totale di 100 euro; due pasti al “La Pinta” di Rende per 18 euro totali; due pasti al ristorante “L'Approdo” di Vibo Marina per una spesa complessiva di 240 euro; un pasto al ristorante “Il Cortile dei Sapori” a Besano Brianza, in provincia di Monza, per una spesa di 90 euro.

Seguono quindi altri pasti catalogati dagli inquirenti come “Pasti istituzionali in sede”. In particolare vengono riportati quattro pasti nel settembre 2012 al ristorante “Crucitti”di Reggio per un importo totale di 80 euro e poi altri cinque pasti nello stesso ristorante nell'ottobre 2012 per 95 euro totali.
Per quanto riguarda i rimborsi chilometrici contestati a Censore, la spesa complessiva ammonta a 1.219,45 euro, mentre fra gli “acquisti vari” ritenuti dal giudice non conferenti con il mandato di consigliere regionale vengono elencati: “rullo e colla” per 78 euro; “foglio plexiglass e colla pennellessa” per una spesa di 125 euro; materiale per manifesti (colla, rulli, ecc.) per 227 euro di spesa complessiva in un negozio di Spadola.
Fra il mese di giugno e l'agosto del 2012 risultano poi spese per l'acquisto di materiale informatico per complessive 75 euro in un negozio di Serra San Bruno. Quindi, fra le spese rimborsate a Censore, figurano: 146,50 euro per quattro traghettamenti con la Caronte; un soggiorno di due notti, più colazione, all'hotel “Relax” di Siracusa per un totale di 246,10 euro.
“Alla luce degli accertamenti compiuti – scrive il gip – si è avuta prova che Censore si è visto liquidare gli importi impiegati per spese non conferenti, avendo peraltro ottenuto rimborsi per una somma superiore a quella delle spese documentate”.
Il giudice Olga Tarzia, infine ritiene assolutamente non conferente la spesa di 3.997,84 euro per la stampa di 7 mila copie del volume intitolato “Attività consiliare dell'on. Bruno Censore” nella tipografia dei fratelli Mele, atteso che "il culto della propria persona e la promozione della propria figura politica non poteva essere fatto gravando sui fondi posti a disposizione dalla Regione e quindi dai contribuenti calabresi per l'attività istituzionale dei Gruppi. Nè appare lecito – conclude e mette nero su bianco il gip – il rimborso per l'acquisto di 171 euro presso la Libreria medico-scientifica e giuridica di Marcello Anastasi in Catanzaro”.

Alfonsino Grillo. Eletto nel 2010 con la lista “Scopelliti presidente”, il vibonese Alfonsino Grillo è stato capogruppo in sostituzione del consigliere Giovanni Bilardi, nonché segretario della Commissione “Affari istituzionali, affari generali, riforme e decentramento” del Consiglio regionale della Calabria e componente del Comitato di coordinamento istituzionale.
Le spese di Alfonsino Grillo nel 2011. Grillo per tale anno, secondo il gip, non avrebbe prodotto né al momento della spesa, né in sede di acquisizione-atti da parte della polizia giudiziaria, alcuna pezza giustificativa relativa alle spese sostenute. Per il gip “è assolutamente impossibile che la sommatoria di quanto speso ad esempio per spese di gestione segreteria sia regolarmente una cifra tonda. Singolare poi la doppia spesa per ottobre 2011: prima mille euro e poi ancora 2 mila euro”. In secondo luogo, ad avviso del magistrato, appare “comunque pacificamente non conferente l'elargizione di contributi a favore di terzi, non meglio definiti, non avendo ciò attinenza con alcuna attività istituzionale ( e così per un totale di 11 mila euro nel 2010 e 8.850,00 euro nel 2011 )”. Altrettanto “inconsistente – sottolinea il giudice terzo – è l'indicazione delle somme spese per non meglio precisate manifestazioni a carattere culturale per 2.500,00 euro nel gennaio 2011 o le spese per esperti, non meglio indicati, per 3 mila euro o ancora spese per non meglio precisati convegni nel 2010 della Lista Scopelliti (non “Gruppo Lista Scopelliti”) o ancora manifestazioni a carattere culturale o fieristico”.

Le spese di Alfonsino Grillo nel 2012. Per il gip, l'allora consigliere regionale Alfonsino Grillo ha incassato rimborsi (29.850,00 euro) per una spesa eccedente rispetto a quella effettivamente documentata (26.650,00 euro). Spese in molti casi ritenute dal giudice "non conferenti". “Per il 2012 – scrive il gip – come per gli anni 2010-2011 deve constatarsi l'assoluta mancanza di qualsiasi documentazione di spesa a sostegno delle richieste di rimborso avanzate al capogruppo Bilardi e da questi liquidate. Alla luce delle richieste di rimborso avanzate da Alfonsino Grillo, possono ritenersi non conferenti diverse spese. Anche per il 2012 indirizzava in sospetto – rimarca il giudice – la circostanza che le spese di segreteria di Alfonsino Grillo fossero tutte corrispondenti a cifre tonde: 2.300 euro per aprile e maggio, 1.200 euro per giugno, ecc.. Assolutamente inverosimile – sottolinea il gip – che le spese per l'acquisto di materiale di cancelleria, per lo svolgimento delle diverse attività connesse alla segreteria, potessero, nel totale, dare sempre una cifra tonda. Appare chiaro – evidenzia il magistrato – che si tratta di cifre indicate a caso, senza nessun appiglio alla realtà, come testimonia la non allegazione di una qualsiasi pezza d'appoggio. Assolutamente non conferenti appaiono poi le somme spese “per esperti” non meglio precisati: 3.900,00 euro”. Il giudice, relativamente all'anno 2012 ritiene infine “illecita l'erogazione di contributi in favore di terzi per 8.700,00 euro. Va da sé che per eventuali liberalità che il consigliere regionale avesse voluto effettuare - conclude il gip - lo stesso avrebbe dovuto provvedervi con le proprie risorse finanziarie e non invece con quelle dei contribuenti calabresi”.
