La Commissione parlamentare sottolinea plurime anomalie e irregolarità gestionali originate nei precedenti consessi e proseguite negli anni successivi

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Dedica un apposito capitolo anche a Joppolo, centro costiero in provincia di Vibo Valentia, la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, nella sua relazione finale sui Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e che domenica ritorneranno alle urne. Una relazione depositata ieri a Roma e che, sebbene prenda doverosamente atto dell'annullamento da parte del Tar e del Consiglio di Stato del decreto di scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose, si sofferma su diverse anomalie della politica joppolese e sull'apparato burocratico dell'ente.

Joppolo

La criminalità a Joppolo. Ad avviso della Commissione parlamentare antimafia, supportata dai rapporti delle forze dell'ordine, il primo soggetto della cosca Mancuso di Limbadi che, storicamente, risultava essersi stabilito nel territorio comunale di Joppolo, e più precisamente nella frazione Coccorino, era Valentino Paparatto (deceduto nel 2004), tratto in arresto a metà anni '80 perché ritenuto partecipe al clan. Più di recente, ad avviso delle forze dell'ordine e della Commissione parlamentare, una delle figure di maggiore rilievo della criminalità organizzata del luogo sarebbe quella di Agostino Papaianni, cognato di Paparatto Valentino, arrestato nel marzo 2013 nell'operazione antimafia "Black money" ed attualmente sotto processo per associazione mafiosa dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

comune-joppolo-

L'alto rischio per il Comune di Joppolo. Ad avviso della Commissione parlamentare antimafia, "l’insieme degli elementi emersi" a seguito della commissione di accesso agli atti, "sebbene inidonei a fondare un provvedimento dissolutorio" - tanto è vero che il Tar del Lazio ed il Consiglio di Stato hanno annullato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi ripristinando l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Dato e l'intero Consiglio comunale - rappresentano "tuttavia una situazione ad alto rischio che, da anni, interessa Joppolo". Infatti, ad avviso della presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, del vicepresidente Claudio Fava e di tutti gli altri membri della Commissione, se "l’infiltrazione mafiosa nei gangli amministrativi del Comune di Joppolo non si è ancora verificata, rimangono comunque alte le probabilità che ciò possa accadere".  I commissari non mancano infatti di evidenziare che, secondo le indagini prefettizie, si sono "registrati numerosi rapporti (intesi come parentele, frequentazioni, incontri o meri contatti) tra gli appartenenti all’amministrazione comunale e soggetti, direttamente o indirettamente, riconducibili al clan Mancuso".

rosy bindi

Diffusa illegalità nel Comune. Prescindendo dall'esistenza o meno di elementi tali da giustificare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi dell'ente, per la Commissione parlamentare un dato è comunque certo e non è stato scalfito neanche dai giudici amministrativi: una "diffusa illegalità  ha caratterizzato i settori dell’amministrazione comunale che hanno interessato la programmazione, lo sviluppo, la gestione del territorio e delle risorse, l’assunzione del personale, i contratti per l’esecuzione di opere e l’acquisizione di servizi". La commissione di accesso agli atti ha infatti evidenziato - per come ricorda la Commissione parlamentare antimafia - che molte delle azioni comunali, "lungi dall’essere improntate al principio della trasparenza e del buon andamento dell’amministrazione, quantomeno prestavano il fianco ad essere ritenute funzionali al perseguimento di finalità illecite". A tal proposito la relazione ricorda la carenza di una seria repressione all'abusivismo edilizio, con una "macroscopica inerzia addebitabile alla salvaguardia di precisi interessi personali di amministratori comunali o di persone e/o imprese vicine alla criminalità organizzata". Quindi il lungo elenco delle "irregolarità" segnalate dalla Commissione parlamentare antimafia: dal "sistematico ricorso agli affidamenti diretti e senza esperire alcuna indagine di mercato" per i servizi e le forniture, alle anomalie in tema di imposizione e riscossione dei tributi. Irregolarità amministrative "plurime" che gli stessi giudici del Tar Lazio prima, e del Consiglio di Stato poi, pur ritenendo che non dimostrato che fossero il risultato del collegamento mafioso con l'ente comunale, sono state comunque ritenute "estremamente gravi ed importanti". 

fascia tricolore

Le "responsabilità" delle amministrazioni Dato e Vecchio. La Commissione parlamentare antimafia nella sua relazione sottolinea a questo punto che "tuttavia" tali plurime irregolarità amministrative ed "anomalie", oltre ad essere gravi, “hanno avuto origine nei precedenti consessi e sono proseguite, consolidandosi negli anni successivi”. Rosy Bindi e compagni ricordano infatti che lo stesso Tar del Lazio "a proposito di talune manifeste irregolarità ritenute dubbie nelle finalità, ha più volte indicato" che si sono "consumate durante le precedenti compagini consiliari - così per il caso più eclatante di abusivismo edilizio accertato, così per la gara relativa al servizio di mensa scolastica, così per l’albergo di proprietà comunale affidato in concessione". Prima dell'amministrazione di Giuseppe Dato, a guidare il Comune di Joppolo vi era stata l'amministrazione diretta dal sindaco Salvatore Vecchio. Per i commissari parlamentari antimafia se "ne ricava che la preoccupante gestione irregolare dell’ente comunale è ormai consolidata, sì da poter agevolare o addirittura determinare l’infiltrazione mafiosa alle cui insidie può solo rispondersi attraverso la rigida osservanza delle regole amministrative".

Joppolo lungomare

La relazione non dimentica infine di ricordare che il sindaco Giuseppe Dato (ricandidatosi) è accusato dalla Procura di Vibo, quale titolare di una farmacia, di aver fatto parte di una presunta associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale (operazione "Pharmabluff" giunta all'avviso di conclusione delle indagini preliminari), mentre nella sua lista "è presente un soggetto che, pur candidabile, ha riportato sette condanne definitive per reati comuni tra il 1993 e il 2002. Tale candidato - scrive la Commissione parlamentare antimafia -, già dichiarato fallito, ha riportato ben quattro condanne per furto aggravato (per pene di pochi giorni o pochi mesi di reclusione)". (g.b.)

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