Rinascita, non c'è pace per i giudici: chiesta l'astensione del Gup Claudio Paris
Non c’è pace per i giudici del maxi processo Rinascita Scott. Dopo la ricusazione, in uno stralcio, del giudice Tiziana Macrì, e la sua astensione nel procedimento principale - e dopo l’astensione, respinta dal presidente del Tribunale di Vibo e ora oggetto di giudizio di ricusazione davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, dei giudici Brigida Cavasino e Gilda Romano - questa mattina nel filone in abbreviato in cui sono coinvolti 91 imputati (QUI i nomi) l’avvocato Sorbilli ha invitato il Gup Claudio Paris ad astenersi.
Secondo il legale, infatti, ci sarebbe un’incompatibilità del giudice in quanto, l’8 giugno 2017, avrebbe emesso due decreti di autorizzazione alle intercettazioni che vedono coinvolti uno degli imputati nel filone abbreviato. Nei provvedimenti, secondo l’avvocato, il giudice Claudio Paris avrebbe espresso una valutazione sugli indizi del reato, valutando che a sostegno della richiesta ci fossero sufficienti indizi di colpevolezza nei confronti di Domenico Macrì. Una valutazione di merito già effettuata su alcuni elementi, quindi, che renderebbero il giudice incompatibile a prendere una decisione.
Il pubblico ministero Antonio De Bernardo si è però opposto in quanto, riservandosi di controllare ulteriormente, sembrerebbe si tratti di due provvedimenti intercettivi provenienti da un altro procedimento, pur riguardando fatti connessi a quelli dell’attuale processo: “Una situazione, quindi, del tutto analoga ad altre questioni - ha affermato il pm - già sollevate e respinte”. Il Gup si è riservato di decidere non respingendo né accettando, per il momento, l’invito all’astensione. L'udienza è comunque andata avanti con la requisitoria del pubblico ministero.
