La parabola politica di Domenico Romeo si baserebbe sui rapporti stretti tra il sindaco di Taurianova e la cosca Zagari-Fazzalari-Viola

Il comune di Taurianova, per i magistrati reggini, sarebbe stato in mano alle cosche che gestivano la vita pubblica grazie al presunto ruolo mafioso svolto dall'ex sindaco Romeo. Sono accuse pesanti quelle rivolte dall'antimafia all'ex amministratore della popolose centro della Piana di Gioia Tauro. La parabola politica di Domenico Romeo, per gli inquirenti, si baserebbe sui rapporti stretti tra il sindaco di Taurianova e il potente clan Zagari-Fazzalari-Viola. Il politico di centrodestra, adesso, deve difendersi dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, finito in carcere nella maxi operazione della Dda di Reggio Calabria denominata “Terramara”.

Domenico Romeo

Voti e 'ndrangheta L’inchiesta ha ipotizzato il presunto «rapporto affaristico – scrive il gip Santoro nell’ordinanza - tra alcune cosche di 'ndrangheta di Taurianova, Zagari-Fazzalari-Viola, e di San Martino di Taurianova, Hanoman-Maio-Cianci, con politici locali per la compravendita di voti in cambio di agevolazioni, per via amministrativa, di aziende mafiose o in tale orbita ruotanti». Un’accusa che si spinge molto oltre, ipotizzando « un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo all'associazione mafiosa come referente politico del sodalizio essendo destinatario delle preferenze elettorale degli affiliati e delle preferenze di altri cittadini, fatte confluire da esponenti della cosca, nel corso di varie consultazioni elettorali…mediante sistemi di attenzione della libera competizione elettorale e di controllo della libertà del voto».

Affari&politica L'antimafia di Reggio Calabria sostiene che nel suo secondo mandato, dal maggio 2011 fino alla data di scioglimento del consiglio comunale del luglio 2013, Romeo avrebbe dato un contributo «al perseguimento delle finalità della cosca Zagari-Fazzalari-Viola, e di San Martino di Taurianova, Hanoman-Maio-Cianci di San Martino di Taurianova e dei singoli associati – si legge nell’ordinanza - favorendo l'organizzazione e-o i suoi esponenti di vertice nel rilascio di autorizzazioni edilizie per la realizzazione di impianti serricoli e fotovoltaici in favore di aziende quali “Agripower srl” e “Agrienergia” riconducibili alla 'ndrangheta; settore imprenditoriale nel quale erano confluiti gli interessi comuni delle due cosche imperanti nel circondario taurianovese».

L'impegno del sindaco per il clan Un impegno concreto, per i magistrati: «Una volta eletto nella prospettiva del conseguimento e/o del mantenimento dell'incarico all'interno dell'assemblea elettiva del Comune si adoperava, mediante la strumentalizzazione del proprio ruolo istituzionale per conseguire l'obiettivo di rilasciare in favore delle società “Agrienergia” ed “Agripower” le necessarie concessioni edilizie per l'istallazione di impianti fotovoltaici e serre agricole all'interno delle particelle, tutte ubicate in Amato di Taurianova». 

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