Spicca tra gli arrestati nell'operazione che ha coinvolto Taurianova, l'ex sindaco Domenico Romeo, due volte sciolto per mafia. Ecco tutti i dettagli e i retroscena dell'inchiesta

Spicca tra gli arrestati nell'operazione che ha coinvolto Taurianova, l'ex sindaco Domenico Romeo in carica dal giugno 2007 al 5 gennaio del 2009 e dal maggio del 2011 al luglio del 2013, mese dello scioglimento per infiltrazione mafiose del Comune. Domenico Romeo è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'antimafia di Reggio Calabria sarebbe stato il “referente politico” dei due clan, "essendo stato eletto grazie al supporto della ‘ndrangheta ed essendosi attivato, una volta in carica, per favorire la concessione di autorizzazioni edilizie a favore di imprese del settore fotovoltaico riconducibili alle cosche", si legge nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Reggio Calabria.

Controllo dell'economia Uno dei filoni investigativi, curato specularmente dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, "è quello che ha consentito di evidenziare, ancora una volta, l’ingombrante presenza della cosca Zagari–Fazzalari-Viola a Taurianova e come la consorteria criminale operi in un clima diffuso di intimidazione ambientale che le consente di assumere il controllo e la direzione di settori nevralgici dell’economia: quello delle intermediazioni immobiliari, quello delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili".

Infiltrazioni in Comune Lo spaccato restituito dalle indagini è, secondo la procura antimafia di Reggio Calabria, quello di un mercato immobiliare controllato in maniera asfissiante dalla ‘ndrangheta, in continua ricerca di terreni da acquisire attraverso prestanome, imponendo agli proprietari cedenti la scelta degli acquirenti. I Fazzalari poi, in sinergia con i Maio-Cianci di San Martino di Taurianova, reinvestono in attività imprenditoriali cercando di piegare al loro volere l’operato della pubblica amministrazione. Proprio quest’ultimo aspetto costituisce il dato più allarmante emerso dalle investigazioni: la posizione di un’amministrazione comunale, quello di Taurianova (già primo ente pubblico sciolto per mafia, nel 1991, poi nel 2009 e nel 2013), il cui primo cittadino, Domenico Rome sarebbe “sceso a patti” con le cosche dominanti e, durante le elezioni comunali del 2011, culminate con la sua rielezione, si sarebbe rivolto alle famiglie mafiose per ottenere voti in cambio del suo personale impegno a rilasciare concessioni edilizie sui fondi agricoli per l’avvio di attività imprenditoriali finalizzate allo sfruttamento delle energie rinnovabili da parte di aziende riconducibili alla ‘ndrangheta.

Scontro sindaco-dirigente Le indagini dei Carabinieri hanno documentato, peraltro, anche le difficoltà incontrate per l’effettiva attuazione del progetto criminale: ad esempio, lo scontro tra il sindaco Romeo ed il responsabile dell’Ufficio Tecnico, a causa del mancato rilascio, da parte di quest’ultimo, delle concessioni previste, ritenute illegittime per l’assenza di Piano Strutturale Comunale (Psc). Il mancato asservimento renderà il tecnico comunale bersaglio di ripetuti atti intimidatori e minacce, perpetrate anche da parte dello stesso Romeo.

L'assessore del clan Sul fronte delle indagini condotte parallelamente dalla polizia sarebbe stato appurato che la famiglia Sposato, attraverso l’opera di mediazione dell’ex assessore Francesco Sposato, cl. 1967, arrestato oggi per associazione mafiosa, avrebbe influito sull’iter di aggiudicazione dei lavori alle ditte ad essa collegate; a seguito del rifiuto opposto dalla Giunta Romeo iniziò una serie di pressioni sul sindaco con minacce ed atti di danneggiamento.

Atti intimidatori Al riguardo, si fa presente che, già a settembre del 2008, sono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’autovettura del sindaco; successivamente a Romeo sono state recapitate, in busta chiusa, alcuni proiettili di arma da fuoco ed il 14 febbraio 2012 la deflagrazione di un ordigno ad alto potenziale all’interno di una stalla di proprietà di Antonio Romeo, in contrada Furnà di Taurianova, che causò la morte di un cavallo ed il ferimento di un altro di proprietà del fratello Domenico, nonché il danneggiamento del maneggio che li ospitava.

Il cimitero e la rottura degli equilibri Pertanto, secondo la Dda, l’appalto per il cimitero fu la causa della rottura degli equilibri politici nell’Amministrazione comunale taurianovese senz’altro riconducibile all’ostruzionismo opposto dal sindaco Romeo al progetto imprenditoriale della famiglia Sposato finalizzato alla gestione del cimitero di Iatrinoli e alle connesse attività edili, compresa la possibilità di percepire finanziamenti pubblici e fondi comunitari.

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