‘Ndrangheta, smantellata la cosca Bellocco di Rosarno: ecco chi sono i 45 arrestati (NOMI)

La maxi operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio, ha disarticolato anche le articolazioni extraregionali del clan: 36 in carcere e 9 ai domiciliari

L’hanno denominata “Magma” ed è la maxi operazione con la quale all’alba di oggi la Guardia di Finanza ha disarticolato il clan Bellocco di Rosarno e le sue articolazioni extra regionali operanti nel Lazio, in Emilia Romagna e in Lombardia. Su mandato della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, i finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 45 soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e rapina aggravate dall’utilizzo del “metodo mafioso” e della transnazionalità del reato.

Operazione “Magma”. L’esecuzione delle misure cautelari personali rappresenta l’epilogo di un’importante e complessa indagine coordinata in particolare dal procuratore aggiunto della Dda Gaetano Calogero Paci e dal sostituto procuratore Francesco Ponzetta e condotta dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata – G.O.A. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria. “I Bellocco, avvalendosi della forza intimidatrice scaturente dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà creatisi nei citati territori, attuavano – sostengono gli inquirenti – un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, con l’intento di addivenire all’assoggettamento egemonico del territorio, realizzato anche attraverso accordi con altre organizzazioni criminose omologhe, quali la cosca Pesce di Rosarno, cosca Gallace in Anzio, cosca Morabito di Africo, e la commissione dei delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale, in materia di armi e sostanze stupefacenti, al fine di procurarsi ingiuste utilità”.




L’indagine prende le mosse da una precedente operazione, condotta sempre dal G.O.A. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e denominata “Rio De Janeiro”, concernente il sequestro di un ingente quantitativo di cocaina pari a circa 385 chilogrammi. L’ingente carico di droga era stato gettato in mare da operatori navali “infedeli” all’epoca dei fatti imbarcati sulla nave portacontainer “Hamburg Sud – Rio De Janeiro”, giunta al porto di Gioia Tauro (RC) nell’ottobre del 2016. In tale circostanza, la cocaina, cautelata in dei borsoni impermeabilizzati e legati tra di loro attraverso l’impiego di funi e boe di galleggiamento, veniva gettata in mare, in accordo con le direttive impartite dalle organizzazioni criminali calabresi circa il punto esatto dello scarico ai fini del successivo recupero, con la compiacenza di nove marinai, a quel tempo individuati, identificati e sottoposti a fermo di indiziato di delitto.

Da questo sequestro scaturiva un’imponente attività d’indagine che, sebbene particolarmente complessa, a causa della metodologia di comunicazione utilizzata dagli indagati e dalla oculatezza nella scelta dei luoghi di incontro, consentiva di identificare tutti i componenti dell’organizzazione criminale, le cui attività principali erano quelle dell’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, di portare a termine svariate compravendite di narcotico, da far giungere presso gli scali portuali nazionali, come appunto quello di Gioia Tauro e internazionali, come Rotterdam (Olanda) e Le Havre (Francia), interfacciandosi, in questi siti, con autonome organizzazioni dotate di batterie di operatori portuali infedeli.

Le rotte della cocaina. Il gruppo criminale, articolato su più livelli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, allo scopo di importare la cocaina, individuava in Sudamerica, in particolare in Argentina e Costarica, fonti di approvvigionamento di ingenti partite di quella sostanza stupefacente da inviare in Italia occultate, per il trasporto navale, in appositi borsoni all’interno di container. Per tali finalità, uomini della cosca Bellocco si sono serviti di alcuni emissari che hanno effettuato diversi viaggi in territorio sudamericano, per visionare lo stupefacente e contrattare con i referenti in loco al fine di poter organizzare gli aspetti logistici dell’importazione.

Grazie alla preventiva e tempestiva apertura di un canale di collaborazione tra la Guardia di Finanza di Reggio Calabria e la Gendarmeria Argentina, per il tramite di apposita Rogatoria Internazionale promossa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, è stato possibile accertare che proprio a Buenos Aires l’associazione criminale calabrese poteva contare sulla collaborazione di alcuni “colletti bianchi” italo-argentini, intranei all’organizzazione, disposti ad agevolare la pianificazione degli illeciti traffici e l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina. In questo contesto, uno di questi, sfruttando le proprie conoscenze, riusciva ad ottenere informazioni riservate riguardanti l’attività d’indagine avviata presso il Tribunale Penale-Economico di Buenos Aires, informando tempestivamente i sodali calabresi e fornendo loro anche copia di alcuni atti di indagine. “L’emissario in Sud America della cosca Bellocco – scrivono gli inquirenti – non si limitava alla mera funzione di intermediario nell’ambito degli illeciti traffici, ma si prodigava anche per la risoluzione di questioni estremamente rilevanti che hanno interessato la famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito di Africo (RC). A tal fine, risulta emblematico il coinvolgimento di questo emissario con alcuni componenti della cosca Morabito per far pervenire in territorio uruguagio una ingente somma di denaro, pari a 50.000,00 euro, finalizzata a far scarcerare Rocco Morabito, detto “Tamunga”, arrestato dopo una significativa latitanza e successivamente evaso”.

I nomi degli indagati. In particolare, la misura della custodia cautelare è stata disposta nei confronti dei seguenti 45 soggetti (36 carcere e 9 domiciliari):

AGLIOTI Carmelo, cl’ 48;
BARTOLOMEI Fabrizio, cl’ 74;
BELLOCCO Domenico, cl’ 76;
BELLOCCO Domenico, cl’ 80;
BELLOCCO Mario, cl’ 41 domiciliari;
BELLOCCO Umberto, cl’ 91;
CELINI Salvatore, cl’ 90;
COPELLI Emanuele, cl’ 78;
CORRAO Francesco, cl’ 88;
FERRO Fabrizio, cl’ 73;
FIORI Marco, cl’ 73;
FONTI Alessandro, cl’ 72;
FORTINI Francesco, cl’ 91;
GALLACE Bruno, cl’ 72;
GALLIZZI Vincenzo, cl’ 90;
ITALIANO Vincenzo, cl’ 71;
LOIACONO Francesco Antonio, cl’ 90;
LOIACONO Pasquale, cl’ 93;
LOPRETE Antonio, cl’ 69;
LOPRETE Giuseppe, cl’ 93;
MARINELLI Nicola, cl’ 71;
MARTORANO Natale, cl’ 72;
MASSIDDA Simone, cl’ 78;
MERCURI Domenico, cl’ 90;
MORANO Francesco, detto Gianfranco, cl’ 68;
ORANI Antonio, cl’ 72;
PESCE Vincenzo, cl’ 52;
PELLEGRINO Vincenzo, cl’ 59;
PIRROTTA Giuseppe, cl’ 83;
SCANDINARO Domenico, cl’ 84;
STRAPUTICARI Gianluca, cl’ 88;
D’AGAPITI Silvia, cl’ 91 domiciliari;
FIORI Andrea, cl’ 69 domiciliari;
GIANCANA Giovannella, cl’ 86 domiciliari;
LORENZO Fabrizio, cl’ 75 domiciliari;
LUCIFERO Claudio, cl’ 63 domiciliari;
MOSCIATTI Caterina, cl’ 66 domiciliari;
PIZZUTI Valentina, cl’ 74 domiciliari;
ROCCHI Vanessa, cl’ 80 domiciliari.

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