Le rivelazioni di Emanuele Mancuso, tremano clan e “colletti bianchi”: ecco di chi ha parlato

Il giovane collaboratore di giustizia fa una lista di boss e gregari che potrebbero avere reazioni nei confronti dei suoi parenti a causa delle sue dichiarazioni: “Temo per l’incolumità di mio padre e dei miei familiari”

Trenta interrogatori, ore ed ore di registrazioni, oltre duecento pagine di verbali riempite da dichiarazioni inedite e dirompenti. Emanuele Mancuso sta facendo tremare con la sola forza della parola boss e gregari della ‘ndrangheta vibonese. Notti insonni anche per i “colletti bianchi” e per tutta quell’area grigia che con i clan ha fatto affari e ha avuto modo di collaborare traendo benefici. Il nuovo collaboratore di giustizia a disposizione del pool antimafia di Gratteri ha squarciato il velo di omertà all’interno della famiglia di ‘ndrangheta più potente della provincia di Vibo Valentia.

Rivelazioni “esplosive”. I Mancuso si vantavano di non aver mai avuto tra di loro dei pentiti ma dal 18 giugno anche questo muro è caduto e a collaborare con la giustizia è uno di loro, l’ex rampollo del casato di Limbadi che conosce buona parte dei segreti di famiglia. Le sue dichiarazioni hanno prodotto una trentina di verbali, l’ultimo lo scorso 10 dicembre. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha desecretato appena una decina di pagine e già i primi contenuti sono destinati ad avviare nuove inchieste e a consolidare quelle in essere. Il meglio o il peggio (a secondo dei punti di vista) deve ancora arrivare perché le rivelazioni “esplosive” sono coperte da omissis.




I clan che tremano. Dall’interrogatorio del 27 giugno si desume quali potrebbero essere le famiglie di ‘ndrangheta maggiormente toccate dalle dichiarazioni fornite agli inquirenti da Emanuele Mancuso. Quel giorno il 30enne rivela al sostituto procuratore antimafia Annamaria Frustaci e al capo del Nucleo investigativo dei carabinieri di Vibo Valerio Palmieri di temere per l’incolumità di suo padre e dei componenti della sua famiglia. La notizia del suo “pentimento” non è ancora pubblica ma il giovane fa l’elenco dei clan che potrebbero reagire con vendette trasversali allo scopo di farlo ritrattare o di chiudergli la bocca. “Temo per l’incolumità di mio padre e dei componenti della mia famiglia – dice il pentito – poiché nel momento in cui si diffonderà la circostanza della mia collaborazione con l’autorità giudiziaria le diverse famiglie che operano sul territorio vibonese e, in particolare, gli esponenti della mia stessa famiglia nonché gli Accorinti di Zungri, gli Accorinti di Briatico, Gregorio Niglia detto Lollo (affiliato alla famiglia Accorinti di Zungri e vicino alla famiglie Mancuso e Pesce di Rosarno), Razionale – credo che si chiami Saverio – legato alla famiglia Fiarè di San Gregorio d’Ippona, i Navarra ma soprattutto Leone Soriano (non tanto la famiglia Soriano), attese le dichiarazioni che sto per fare potrebbero avere delle reazioni nei loro confronti”. Mancuso prova ad immaginare cosa potrebbe accadere e lo dice agli inquirenti: “A meno che i miei familiari non facciano ciò che hanno fatto i familiari di Figliuzzi (altro collaboratore di giustizia) dissociandosi pubblicamente sui giornali, ritengo che proveranno ad esprimere solidarietà mafiosa nei confronti dei miei genitori e cercheranno di dissuadermi dal mio proposito di collaborare”.

L’area grigia. Gli omissis tengono nascosti anche i nomi dei presunti “colletti bianchi” appartenenti alla cosiddetta area “grigia” formata da imprenditori e professionisti accusati di essere in qualche modo collusi e conniventi con i clan della ‘ndrangheta. Nei primi verbali messi a disposizione delle difese nell’ambito del processo d’appello scaturito dall’operazione “Ragno” contro il clan Soriano di Filandari compare il nominativo di un solo imprenditore, Antonino Castagna, figura assai controversa del panorama economico vibonese: assolto dal Tribunale di Vibo dall’accusa di associazione mafiosa nell’ambito del processo “Black money” contro i Mancuso, parte lesa nell’inchiesta “Nemea” che vede tra gli indagati gli stessi Soriano. Il nome di Antonino Castagna è ricorrente tra le pagine dei verbali desecretate dalla Dda ed Emanuele Mancuso lo definisce “un amico di famiglia”. Dichiarazioni che la Procura antimafia potrebbe ora utilizzare nel processo d’appello “Black money”. “La mia condotta – dice il pentito riferendosi ai danneggiamenti perpetrati ai danni dell’imprenditore – faceva comodo alla mia famiglia per trarre benefici nel processo Black Money pendente in appello dove Castagna è imputato di appartenere alla associazione mafiosa. Un Mancuso – precisa – che fa un attentato al Castagna equiparrebbe all’esatto contrario dell’ipotesi accusatoria”.

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