‘Ndrangheta, i verbali inediti del pentito Emanuele Mancuso: “Leone Soriano? Un criminale psicopatico”

Per il collaboratore di giustizia i Mancuso avrebbero voluto uccidere il boss di Filandari, temuto dalla sua stessa famiglia: “Aveva messo in atto una linea stragista e voleva distruggere la casa dell’imprenditore Castagna”

“Leone Soriano? Uno psicopatico criminale, temuto dalla sua stessa famiglia, con seri problemi di carattere e di personalità”. E’ il ritratto del boss di Filandari dipinto da Emanuele Mancuso, il rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi che dallo scorso mese di giugno collabora con la giustizia. Nei giorni scorsi la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha depositato il primi verbali nell’ambito del processo “Ragno” che vede alla sbarra capi e gregari dei Soriano. Verbali inediti e allo stesso tempo “esplosivi”. Rivelazioni che svelano i retroscena dei danneggiamenti perpetrati all’imprenditore Antonino Castagna e gli attriti in essere tra Leone Soriano e la cosca Mancuso.

Il progetto di eliminazione di Leone Soriano. Nelle 214 pagine che costituiscono i verbali con le dichiarazioni fornite agli inquirenti da Emanuele Mancuso (la maggior parte omissate) emerge anche un presunto progetto di eliminazione di Leone Soriano. “Nessuno mi ha detto che avevano progetto l’eliminazione di Soriano Leone però – precisa il pentito – l’ho capito dall’aria che tirava e anche in considerazione del fatto che i miei parenti mi invitavano a non andare da lui. Penso che ritenevano potessi rimanere coinvolto in qualche agguato contro Soriano”. Mancuso ha anche riferito di sapere dell’indagine sui Soriano e i suoi familiari lo avevano messo in guardia: “Mi è stato detto di non andare da loro perché erano intercettati. Ciò nonostante mi sono continuato a recare da loro con delle precauzioni”.



Antonino Castagna

Il bersaglio mobile. In uno dei primi interrogatori, Emanuele Mancuso si sofferma sui danneggiamenti all’imprenditore Antonino Castagna ad opera dei Soriano. “C’era l’intenzione di Leone Soriano di distruggere la casa di Castagna, cosa che avrebbe fatto a prescindere dal mio contributo. Lo avrebbe fatto comunque perché per lui Castagna era un bersaglio mobile. Leone Soriano è uno psicopatico criminale, temuto dalla sua stessa famiglia con seri problemi di carattere e di personalità”. A regalare gli ordigni esplosivi ai Soriano sarebbe stato lo stesso Emanuele Mancuso. “Prima dei danneggiamenti – ha precisato – ho parlato con zio Luigi (Luigi Mancuso capo della cosca di Limbadi ndr) perché Leone Soriano mi ha invitato a farlo dandomi il fascicolo che documentava il fatto che Castagna lo avesse denunciato. Quando ho portato il fascicolo da mio zio Luigi mi disse che Soriano gli aveva mandato delle lettere a Castagna. Inizialmente c’è stato un accordo tra Leone e zio Luigi che consisteva nel dargli 4000mila o 5000mila euro affinché Castagna non fosse toccato. Tale somma – aggiunge – doveva sborsarla la famiglia Mancuso”. In sede di verbale illustrativo Emanuele preciserà il passaggio: “I soldi li avrebbe dati mio zio Luigi per chiudere la vicenda una volta per tutte”. Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia l’accordo non sarebbe stato rispettato e per questo Leone Soriano ha cominciato a fare i danneggiamenti. “La bomba invece è stata una mia iniziativa perché – afferma – ce l’avevo con i miei parenti in quanto mi sono sentito utilizzato. Ho capito che avevano fatto quell’accordo tramite me perché volevano prendere tempo per organizzare l’eliminazione di Leone Soriano. Con questo arresto – rivela agli inquirenti – gli avete salvato la vita”.

Luigi Mancuso

Linea stragista. Emanuele Mancuso sarebbe stato legato da “amicizia fraterna” al nipote di Leone Soriano, Giuseppe. A mettere a conoscenza delle intenzioni “bellicose” nei confronti dell’imprenditore Castagna sarebbe stato proprio lui. “Non mi spiegò il motivo per cui lo zio avesse questa intenzione ma venne da me sia per via della nostra amicizia fraterna, sia perché sono Emanuele Mancuso e potevo interloquire con i miei parenti, atteso che aveva capito che lo zio aveva messo in atto una linea stragista che avrebbe portato a delle conseguenze negative per l’intero nucleo familiare dei Soriano nonché per l’incolumità dello stesso Leone Soriano”.




L’arma della delegittimazione. Il trentenne collaboratore di giustizia si sarebbe quindi prima recato da Leone Soriano e poi da Luigi Mancuso con l’obiettivo di fare da intermediario e trovare una soluzione alla vicenda. A Soriano disse di “non toccare” Castagna perché “amico” dei Mancuso, ma il boss di Filandari considerava Castagna un ‘collaboratore di giustizia’. “Leone mi consegnò un fascicolo processuale contenente dei documenti evidenziati in giallo attinenti ad un procedimento penale che lo riguardava e di cui non so l’oggetto. Sicuramente però riguardava anche membri della sua famiglia. Mi evidenziò le dichiarazioni rese dal Castagna come testimone contro il gruppo Soriano nonché quelle rese da un collaboratore-dipendente di Castagna”. Con quel fascicolo Mancuso si recò dunque dalla zio Luigi. “Ci appartammo e mi disse che avrebbe preso in visione questo fascicolo facendomi un sorriso ironico ed asserendo che Soriano a sua volta si era comportato da ‘collaboratore di giustizia’ perché aveva mandato delle lettere contro il clan Mancuso facendo il nome di Ntoni Mancuso detto don Paperone e Mancuso Pantaleone detto Vetrinetta. Io già sapevo di mio della vicinanza di Castagna alla mia famiglia”. Secondo il pentito l’imprenditore aveva accusato i Soriano perché gli era stato chiesto da “Vetrinetta” e dallo “Zi ‘Nonti”. “Al giorno d’oggi – riferisce – si usa così: quando si vuole togliere di mezzo qualcuno anziché eliminarlo fisicamente si manda l’imprenditore amico della cosca a denunciarlo dalle forze dell’Ordine. In tal modo si evitano gli omicidi e si ottiene l’effetto di neutralizzare il nemico”.

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