Le rivelazioni di Emanuele Mancuso e il “ritorno” dell’eroina nel Vibonese: “Ecco la mappa dello spaccio”

Il collaboratore di giustizia svela alcuni retroscena del traffico di droga in provincia di Vibo e si sofferma sulle pericolosità dell’eroina: “C’è stato anche un morto a Vena di Jonadi”

Dall’altopiano del Poro fino alle porte di Vibo. E’ la mappa dello spaccio di eroina disegnata da Emanuele Mancuso ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che stanno indagando sugli affari milionari che i clan vibonesi fanno con il traffico di droga. Non solo marijuana e cocaina, in provincia di Vibo è tornata anche l’eroina, la più pericolosa delle droghe pesanti. Secondo le dichiarazioni fornite agli inquirenti dal collaboratore di giustizia ha già fatto un morto e la domanda è in preoccupante crescita.

La mappa dello spaccio. C’è un mercato che viene alimentato dai clan della ‘ndrangheta che si rifornirebbero a Napoli per poi smerciare la più pericolosa delle droghe pesanti a Spilinga, Zungri, Mesiano, Pernocari, Paravati, Mileto, Comparni, Filandari, Arzona, Vena di Jonadi. La mappa dello spaccio disegnata da Emanuele Mancuso, il rampollo dell’omonima cosca di Limbadi che dallo scorso 18 giugno collabora con la giustizia, è allarmante.




I canali dell’eroina. Nel capitolo dedicato proprio al traffico di droga nel Vibonese, il pentito chiama in causa i Soriano di Filandri e, in particolare, colui che Emanuele Mancuso definisce un amico fraterno, il 28enne Giuseppe Soriano, nipote del boss Leone. “So che andava a Napoli – dichiara il pentito – a prendere l’eroina. In zona non la tratta quasi nessuno poiché è pericolosissima. Sono a conoscenza del fatto che alcuni soggetti (omissis…) vicini trattano l’eroina al dettaglio…”. Quindi Mancuso indica agli inquirenti le zone dove è più assidua la presenza di consumatori di questo tipo di droga e ricorda che a Vena di Ionadi in un caso c’è anche scappato il morto per overdose. “Nel Vibonese – specifica – la sostanza la trattano solo due canali: uno proviene da San Giovanni di Mileto-Comparni e l’altro da Filandari con Soriano Giuseppe”.

L’impuffo. Il collaboratore di giustizia ha anche riferito di aver fatto da intermediario tra il 28enne di Pizzinni di Filandari e un altro soggetto il cui nominativo è allo stato coperto da omissis per il traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e marijuana. Emanuele Mancuso spiega agli inquirenti che a finanziare l’acquisto anticipando denaro contante sarebbe stato Alex Prestanicola, 28 anni di Filandari, uno degli indagati nell’inchiesta “Nemea”. Quest’ultimo avrebbe voluto rifarsi della perdita di 20mila euro subita a seguito del sequestro di droga effettuato dai carabinieri nei confronti di Peppe Soriano. Tentativo non riuscito perché l’affare andò male. Qualcuno aveva infatti ceduto al clan di Filandari cocaina scadente, cioè non risultata pura al 100%. In pratica Peppe Soriano venne raggirato da uno dei rifornitori: “Omissis – sostiene Mancuso – fece il cosiddetto ‘impuffo’, consegnando a Peppe Soriano una sostanza che aveva il 10% del principio attivo, che era quasi farina”. Un episodio che avrebbe anche creato degli screzi tra Leone Soriano e lo stesso Prestanicola. Così Emanuele Mancuso si sarebbe recato a protestare dai fornitori perché restituissero i soldi ma questi ultimi lo avrebbero messo in guardia: “Vedi che questa sostanza la procurano gente della Ionica e sono intimi amici della tua famiglia…Non avrebbero mai fatto uno sgarbo del genere sulla qualità dello stupefacente perché amici dei miei”.

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