'Ndrangheta, attacchi del boss al pm Manzini. Il caso in Commissione antimafia
"E' urgente trasferire al pm calabrese - ha detto Enza Bruno Bossio - la nostra vicinanza e solidarietà istituzionale"
"La vicenda che ha visto coinvolta il magistrato Marisa Manzini, oggetto di gravi minacce e aggressioni da parte di un esponente della criminalità organizzata nel corso dell'udienza di un processo (LEGGI QUI), sarà portata all'attenzione della commissione parlamentare antimafia e del suo presidente Rosy Bindi per le opportune e necessarie determinazioni". Lo scrivono Ernesto Magorno ed Enza Bruno Bossio, deputati Pd e componenti della commissione parlamentare antimafia.
"E' urgente, infatti, trasferire al pm calabrese la nostra vicinanza e solidarietà istituzionale e, per farlo, è importante un diretto coinvolgimento da parte della commissione Antimafia. Abbiamo, infatti, assistito sconcertati al crescendo di intimidazioni espresse pubblicamente da un affiliato alla 'ndrangheta all'indirizzo di un rappresentante della magistratura, esplicite minacce e rozze aggressioni che non possono passare nel silenzio ma meritano attenzioni e gesti conseguenti da parte delle istituzioni tutte".
La solidarietà di Bova. “L’atteggiamento minaccioso assunto da un boss della ndrangheta di Vibo Valentia contro lo Stato, rappresentato in aula dibattimentale dalla dottoressa Marisa Manzini, Sostituto procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, è la dimostrazione lampante del livello di arroganza ormai raggiunto dai poteri criminali in questa regione”. Lo afferma in una dichiarazione il Presidente della Commissione regionale antindrangheta, Arturo Bova. "Alla dottoressa Marisa Manzini – aggiunge – va non solo la mia solidarietà, ma la riconoscenza delle persone perbene di questa regione per il suo lavoro, insieme a tutti gli apparati dello Stato che operano a Vibo Valentia, spesso con scarsità di mezzi e personale, per fronteggiare una criminalità organizzata che ha potuto anche contare per il raggiungimento dei suoi obiettivi su personaggi ‘invisibili’ che occupano posti importanti negli snodi più delicati della pubblica amministrazione”.
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