"Malagiustizia" a Vibo: si perde il faldone, processo rinviato. Parte lesa in lacrime
Imputato per procurato aborto dinanzi al Tribunale monocratico un ginecologo dell'ospedale Jazzolino accusato di negligenza ed omissioni
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Doveva essere la volta in aula delle testimonianze del ginecologo Francesco Pantano, ginecologo dell'ospedale di Vibo, e dell'ostetrica dello stesso presidio ospedaliero Maria Rita Vaianella. Ma al Tribunale monocratico di Vibo Valentia presieduto dal giudice Anna Moricca, il fascicolo del processo che vede imputato per procurato aborto il ginecologo Rocco Fiaschè, 55 anni, di Rosarno, ma in servizio all'ospedale "Jazzolino", non è rimasto altro da fare che rinviare l'udienza al 14 ottobre prossimo. Motivo? La cancelleria non trova il faldone del processo. Grande il disappunto delle persone offese del reato. In particolare, Maria Antonietta Ferrinda di Tropea - la donna che a causa delle condotte contestate all'imputato ha perso la bambina - è uscita dal Tribunale in lacrime e mortificata. Di situazione di "inaudità gravità", per quanto successo stamane, parlano anche gli avvocati Francesco Arena e Camine Pandullo che, oltre alla donna, assistono quale parte civile pure Marco Arena, marito della donna.

L'accusa. Rocco Fiaschè, difeso dall'avvocato Raimondo Paparatti, medico di turno all'epoca dei fatti nel reparto di ginecologia dell'ospedale "Jazzolino" di Vibo Valentia dalle ore 8 alle ore 14 del 2 giugno 2014 avrebbe posto in essere una condotta negligente in contrasto con le linee guida, pur essendo pure lui preposto, in quanto medico di turno, a predisporre l'operazione urgente di taglio cesareo sul bimbo di Maria Antonietta Ferrinda. Il ginecoloco Fiaschè, ad avviso della Procura, pur avendo correttamente diagnosticato la situazione di grave sofferenza fetale - che avrebbe imposto il taglio cesareo non oltre i trenta minuti dalla diagnosi - non avrebbe provveduto all'immediata predisposizione di quanto occorrente ad espletare il parto in somma urgenza in contemporanea a quello a cui era sottoposta altra puerpera (intervento iniziato alle 8.30 e concluso alle 8.55). In particolare, secondo l'accusa, il ginecologo avrebbe omesso di allertare il secondo medico reperibile, vale a dire la dottoressa Fusca e il dottore Imberlina, sempre reperibile in quanto primario. Così facendo, l'imputato non avrebbe impedito l'interruzione della gravidanza per morte del feto che si è verificata il 2 giugno 2014 in un lasso di tempo intercorrente fra le ore 9:08 - orario dell'ultimo tracciato cardiografico - e le ore 10:10, momento dell'estrazione del feto ormai senza vita.

"Malagiustizia". Il processo, attesa la delicatezza del caso e la sofferenza dei genitori già provati oltre ogni misura da una simile disgrazia, meriterebbe la massima attenzione. Attenzione che non pare esserci stata se il dibattimento è stato oggi rinviato per la scomparsa del fascicolo processuale. Una situazione inammissibile nell'anno 2016 e che mostra, ancora una volta, tutte le disfunzioni del "sistema giustizia" a Vibo Valentia. Non è infatti il primo fascicolo che si perde senza che nessuno abbia mai "pagato" per questo. Al Tribunale di Vibo Valentia sembra ormai che il "pianeta giustizia" si fermi ai soli processi istruiti dalla Dda di Catanzaro, gli unici che si celebrano regolarmente anche se in molti casi le aggravanti mafiose non vengono poi neppure confermate dai giudici, segno che la loro trattazione, quanto all'accusa, sarebbe dovuta spettare alla Procura ordinaria e non a quella distrettuale. Tutto il resto dei procedimenti penali, sia al monocratico che al Tribunale collegiale, arranca da anni nel disinteresse generale, "paladini della legalità", classe politica locale e nazionale, ed esperti in "convegnistica" antimafia, in testa.

Basta pensare che dinanzi al Collegiale di Vibo Valentia si celebrano ancora - e spesso girano a vuoto per mancanza dei testi o per problemi di notifica - processi nati da operazioni come "Caorsa" (2008, usura), Minosse 1 (armi e droga, scattata nel 2004), "Pinocchio" (usura, scattata nel 2008) solo per citarne alcuni, mentre tanti altri (vedi operazione "Pos" sulle carte di credito clonate, operazione "Bluff" su una maxitruffa alle assicurazioni coi Bonavota in primo piano, o false fatturazioni a carico di oltre 50 imprenditori, sono finiti in prescrizione). Per non parlare del processo sull'alluvione del 3 luglio 2006 che ha sconvolto Vibo e le Marinate (LEGGI QUI: Alluvione Vibo 3 luglio 2006, ennesimo rinvio processo, giustizia in "tilt" ).

Non migliore la situazione al Tribunale monocratico dove proprio la scorsa settimana Zoom24 si è occupato per primo della fine che farà il processo per falsa testimonianza relativo al caso della morte di Federica Monteleone (LEGGI QUI: Processo Federica Monteleone-ter a Vibo: tutti i reati andranno in prescrizione ) e dove persino processi per disastro ambientale su fatti delicati come l'interramento di tonnellate di rifiuti industriali tossici nella Fornace di San Calogero o per truffa aggravata ai danni dello Stato vengono rinviati per i motivi più diversi ( LEGGI QUI: Assenteisti all'ospedale di Pizzo: giustizia vibonese in "tilt", ennesimo rinvio).
Anche dal gup non mancano notevoli ritardi (vedi procedimento ai veterinari assenteisti e tanti altri) ed in un caso si registra quasi un record nazionale con l'udienza preliminare rinviata 12 volte di fila per mancanza di un giudice compatibile (LEGGI QUI: Droga: udienza ferma dal gup da 5 anni. Giustizia "lumaca" a Vibo, ennesimo rinvio ).

Una situazione, insomma, che andrebbe affrontata globalmente una volta per tutte, compresa la sezione Lavoro (di certo la più importante dell'intero Tribunale e che viene lasciata con un numero di cause enorme assegnate ad un singolo magistrato) e quella civile. Chi in passato, fra giornalisti e legali di parte civile (vedi procedimento penale per mancata costruzione del nuovo ospedale), ha osato sollevare il problema dell' "inefficienza", per molti versi, della giustizia vibonese è stato rimproverato e "accusato" dall'ex presidente del Tribunale di "lesa maestà" e, addirittura, di "delegittimare" le istituzioni. Oggi è stato rinviato un processo importante e delicato - con una donna uscita dal Tribunale in lacrime ed un marito nello sconforto più totale - perchè in cancelleria non si trova il faldone (o fascicolo che di r si voglia) del processo. L'auspicio è che, almeno questa volta, nessuno - in toga e non - gridi al "complotto" e tiri fuori teorie sulla "delegittimazione" della giustizia a Vibo Valentia che lasciano il tempo che trovano. Ognuno, almeno questa volta, si assuma sino in fondo le proprie responsabilità. Stampa compresa, ovviamente.
