Processo Federica Monteleone-ter a Vibo: tutti i reati andranno in prescrizione
Per il decesso della 16enne di Vibo Marina morta nel 2007, rinvio oggi dell'udienza al 23 marzo del prossimo anno. Troppo tardi per avere giustizia in tale troncone
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di GIUSEPPE BAGLIVO
Erano stati facili profeti gli organi di informazione che a ripetizione negli scorsi anni avevano sottolineato il pericolo della prescrizione dei reati per il terzo troncone del processo nato dall’inchiesta collaterale sul decesso di Federica Monteleone, la 16enne di Vibo Marina morta nel gennaio 2007 dopo un black-out nella sala operatoria dell’ospedale di Vibo durante un intervento di appendicectomia. Gli 8 imputati, accusati di calunnia e falsa testimonianza, erano stati rinviati a giudizio il 13 novembre 2012 per poi approdare dinanzi al Tribunale monocratico il 25 aprile 2014. In tale data, la presidente del Tribunale monocratico, Lucia Monaco, aveva però comunicato la propria astensione in quanto incompatibile con la trattazione del processo avendo svolto il ruolo di gip nella medesima inchiesta. Il processo era stato quindi rinviato al 30 marzo 2015.

A presiedere questa volta il processo in tale data vi era il giudice Anna Moricca che, in quanto giudice onorario, si è pure lei astenuta, visto che i reati contestati dovevano essere obbligatoriamente trattati da un giudice togato. Rinvio al 17 settembre 2015. Tutto a posto? Neanche per idea, con l'inefficienza della giustizia vibonese pronta, ancora una volta - causa anche della carenza cronica di magistrati - a dare il "meglio" (peggio) di sè. In tale data, infatti, il giudice Gabriella Lupoli si è astenuta anche lei dalla trattazione del processo in quanto in precedenza aveva svolto le funzioni di gup nello stesso procedimento sul decesso di Federica. Rinvio quindi al 23 giugno 2016 quando a presiedere il Tribunale monocratico è stata designata il giudice Vincenza Papagno che oggi al termine della celebrazione dell'udienza ha rinviato il dibattimento al 23 marzo 2017. Il 24 marzo 2017, però, i reati contestati cadranno in prescrizione e difficilmente, salvo improbabili sorprese, qualcuno degli imputati rinuncerà al "non luogo a procedere per intervenuta prescrizione" per puntare invece ad un'assoluzione con formula ampia.

Questa la situazione di un processo che, attesa la delicatezza del caso, avrebbe meritato ben altra attenzione da parte di tutti: magistrati e chi è deputato a far funzionare la macchina della giustizia in tempi ragionevoli in primis. Così non è stato, nonostante i diversi articoli di stampa sulla vicenda e sul rischio di prescrizione per tale troncone processuale.
Era stata la Cassazione (condannando altre 7 persone in via definitiva per il decesso di Federica) che aveva affermato come durante l'esame di alcuni testi nel processo principale per la morte di Federica (celebrato dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo all'epoca presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi) sarebbero state rese delle false testimonianze.

Ma il processo con tali imputazioni (calunnia e falsa testimonianza), ora per mancanza di giudici, ora per incompatibilità di sorta, è stato rinviato per anni e questo è oggi il risultato: la prescrizione dei reati che si avrà nel marzo 2017. Gli imputati sono: l'ingegnere Giancarlo Giannini, 45 anni, di Vibo Marina, direttore dei lavori delle nuove sale operatorie e già consigliere comunale di Vibo Valentia nella passata consiliatura; Giancarlo Bonaccurso, 57 anni, di Lamezia Terme, progettista dell’impianto elettrico della sala operatoria; Antonio Atania, 63 anni, di Vibo Valentia, Giuseppe Tagliacozzo, 60 anni, di Vibo Valentia e Luciano Pirozzi, 60 anni, di Vibo Valentia, entrambi elettricisti; Antonio Messina, 63 anni, di Vibo Valentia, responsabile dell’ufficio manutenzione dell’ospedale; Nazzareno Lo Bianco, 30 anni, di Vibo Valentia e Francesco Russo, 49 anni, di Vibo Valentia, operai.
