Nuovo ospedale, la relazione dell’Arpacal certifica la contaminazione del sito

A distanza di due anni arriva la conferma della presenza di metalli pesanti nell’area dove sorgerà l’ospedale. I depositi risultano essere permanenti

Quando in un’area vengono riscontrati, in campioni di suolo, concentrazioni di valori superiori a quelle massime previste dalla normativa, il sito viene classificato come “potenzialmente contaminato”. E’ il caso dell’area individuata a Vibo Valentia per la costruzione del nuovo ospedale. Già un’indagine ambientale preliminare datata 2014 aveva lasciato emergere il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per due parametri: il berillio e il vanadio. Ma l’ultima, e decisiva, conferma è arrivata martedì scorso quando l’Arpacal ha depositato in commissione vigilanza del Consiglio regionale la relazione con cui convalida le analisi di caratterizzazione del suolo effettuate da un laboratorio privato per conto dalla società Vibo Hospital spa incaricata di costruire il nuovo nosocomio.

Nulla di nuovo. In realtà, la relazione non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già appurato dalla prima analisi realizzata sul sito e risalente a due anni fa. Nell’area in cui dovrà sorgere l’ospedale sono presenti depositi di metalli pesanti che per concentrazione superano i valori soglia. Con il nuovo atto però si esclude la possibilità che si tratti di depositi temporanei: trasportati, ad esempio, sul sito dalle piogge e lì sedimentatisi. La circostanza che a distanza di due anni gli accumuli siano ancora presenti in concentrazioni superiori ai valori normalmente ammessi, accerta al di fuori di ogni dubbio che si tratta di metalli presenti in maniera strutturale e permanente. In sostanza, il sito è contaminato.

Tempi tecnici. Lunghe sono state le operazioni di rilevamento e analisi. Parte della relazione viene infatti dedicata alla spiegazione dei passaggi tecnici e delle procedure di misurazione adottate. Iter che ha portato via diverso tempo e giustifica anche i ritardi prodotti sul cronoprogramma che fissava ad ottobre la data della consegna dei lavori all’impresa. “L’attività di sopralluogo per l’individuazione dei punti di sondaggio è iniziata – si legge nella relazione – il 9 febbraio 2016 ed è proseguita per risolvere alcune problematiche riscontrate sul sito fino all’11 marzo. L’inizio delle operazioni di campionamento in contraddittorio è stata il 25 febbraio e si è conclusa l’11 aprile. Gli esiti analitici del laboratorio incaricato dal concessionario sono pervenuti in data 20 aprile. Il 22 si è tenuto un incontro tecnico presso il dipartimento di Catanzaro per la verifica e la validazione da parte degli esperti che hanno ricevuto i dati preliminarmente, sia del laboratorio terzo, sia dei laboratori agenziali e stanno già procedendo all’elaborazione dei dati il cui esito sarà trasmesso alla Regione che dovrà gestire la successiva fase di procedibilità del piano”.

Cosa fare. Ed è qui che la Regione entra in gioco in qualità di soggetto committente. Il direttore del dipartimento di Vibo Valentia dell’Arpacal, Angela Maria Diano, che ha vergato la relazione dice a chiare lettere: “In particolare, poiché permangono i superamenti delle concentrazioni soglia di concentramento dovranno ancora essere considerate le soluzioni normative che consentano il superamento delle criticità riscontrate. I tecnici dell’Arpacal, così come avvenuto nella fase preliminare, sono disponibili a collaborare con il concessionario e con la Regione per discutere sulle soluzioni possibili per procedere alla fase successiva”.

Alternative. Le alternative in campo restano quindi due. La prima è avviare la bonifica dell’area, ipotesi che di certo farebbe slittare enormemente i tempi già dilatatisi a causa delle necessarie operazioni di campionamento e analisi del suolo. E se le verifiche hanno portato via due mesi procrastinando la data della consegna dei lavori da ottobre a dicembre; la bonifica dell’intera area non farebbe altro che alimentare la spirale di ritardi. La seconda soluzione potrebbe essere invece quella di individuare una nuova area, ipotesi anche questa che non aiuterebbe a risparmiare tempo. L’unico dato certo è che si procederà a breve con una nuova fase di rilevamenti per capire la natura e le cause dei depositi. I tecnici dell’Arpacal, e in particolare il geologo a cui è stato richiesto uno specifico supporto scientifico dal dipartimento di Vibo, ha chiarito che proprio la presenza di alcune tipologie di rocce determina l’accumulo e il deposito di questa varietà di metalli pesanti. (lu.co.)

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