‘Ndrangheta: Niglia decade da presidente della Provincia di Vibo e da sindaco di Briatico

La Cassazione ha accolto il ricorso del Viminale annullando con rinvio il verdetto d’Appello di Catanzaro. Ha però commesso un errore nel dispositivo finale, ecco cosa accadrà

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Andrea Niglia non è più presidente della Provincia, nè sindaco di Briatico. Almeno momentaneamente, stando alla Suprema Corte che sarà chiamata presto a correggere le proprie conclusioni. L’ha stabilito la prima sezione civile della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso presentato nel novembre del 2014 dall’Avvocatura generale dello Stato, per conto del Ministero dell’Interno, avverso la sentenza con cui il 10 luglio 2014 la Corte d’Appello di Catanzaro aveva dichiarato “improcedibile” il ricorso del Viminale che, oltre a chiedere conferma dell’incandidabilità per mafia disposta il 5 febbraio 2014 dal Tribunale di Vibo nei confronti dell’ex vicesindaco di Briatico, Massimo La Gamba, e degli ex assessori Domenico Marzano e Gennaro Melluso, aveva chiesto l’incandidabilità pure per l’attuale sindaco Andrea Niglia (all’epoca consigliere di minoranza ed ora presidente della Provincia di Vibo) e per l’ex consigliere di maggioranza Milena Grillo.

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Per la Cassazione, in analogia a quanto deciso nel caso del Comune di Nardodipace, gli amministratori di un Comune sciolto per infiltrazioni mafiose e ritenuti responsabili dello scioglimento devono scontare un turno di incandidabilità sia nelle prime elezioni comunali successive allo scioglimento che interessano il proprio Comune, sia in quelle provinciali, circoscrizionali e regionali. Cosa non avvenuta nel caso di Andrea Niglia che in primo grado il Tribunale di Vibo aveva dichiarato invece candidabile. Tale verdetto era stato però appellato dal Ministero dell’Interno ma la Corte d’Appello di Catanzaro aveva dichiarato “improcedibile” il ricorso non entrando nel merito delle contestazioni mosse a Niglia (ed agli altri ex assessori) sul presupposto che tutti gli amministratori, secondo un’interpretazione giudicata ora errata da parte della Cassazione, avevano scontato il turno di incandidabilità non candidandosi in una sola delle elezioni successive allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose (che interessavano peraltro Comuni diversi da quello di Briatico).

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Incandidabili per la Cassazione anche l’ex vicesindaco Massimo La Gamba e gli ex assessori Domenico Marzano e Gennaro Melluso. Dichiarazione di incandidabilità la Suprema Corte ha stabilito pure per l’ex consigliere comunale di maggioranza Milena Grillo. L’ex sindaco Francesco Prestia era già stato dichiarato incandidabile in primo grado e per lui l’incandidabilità era divenuta definitiva non avendo lo stesso proposto appello avverso la decisione presa nei suoi confronti dal Tribunale civile di Vibo Valentia.

Le “contestazioni”, le tappe della vicenda e la sicura riformulazione del verdetto da parte della Cassazione che rimetterà “in piedi” Niglia rispedendo gli atti alla Corte d’Appello. Il 5 febbraio 2014 il Tribunale di Vibo Valentia (sezione civile) dichiarava l’ex sindaco di Briatico, Francesco Prestia, l’ex vicesindaco di Briatico, Massimo La Gamba, e gli ex assessori Domenico Marzano e Gennaro Melluso, incandidabili in quanto ritenuti responsabili dello scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune disposto con decreto del Presidente della Repubblica nel dicembre 2011. Andrea Niglia (all’epoca consigliere di minoranza) e Milena Grillo, all’epoca consigliere di maggioranza, venivano invece dichiarati candidabili. L’ex sindaco Francesco Prestia non appellava il verdetto del Tribunale di Vibo e per lui la dichiarazione di incandidabilità (gli venivano “contestate” assunzioni in Comune e legami con gli Accorinti) diveniva definitiva.

Il Ministero dell’Interno appellava però il verdetto del Tribunale di Vibo sia per Andrea Niglia che per Milena Grillo. In particolare, Ministero e Avvocatura generale dello Stato nei motivi d’appello sottolineavano che, a loro avviso, Andrea Niglia (dimessosi da consigliere comunale di Briatico nel marzo 2011) e Milena Grillo sarebbero “contigui al sodalizio mafioso egemone nel territorio di Briatico” ed indicavano lo stesso Niglia come “coinvolto in vicende giudiziarie” (contestate dai legali di Niglia) e sottoposto ad una serie di controlli “con soggetti noti dalle forze dell’ordine”, sottolineando poi il fatto che “Pino Bonavita, noto agli inquirenti per vari reati ed indicato come sodale del presunto boss Antonino Accorinti, è lo zio della consorte di Andrea Niglia”.

Per l’ex assessore Domenico Marzano in primo grado erano stati invece rimarcati i suoi legami con il presunto boss Nino Accorinti, quest’ultimo a sua volta testimone di nozze dell’ex assessore Gennaro Melluso. All’ex vicesindaco Massimo La Gamba veniva infine contestata la richiesta di assunzione di persone “controindicate” ad una cooperativa che gestiva lo scuolabus. A Milena Grillo veniva invece “contestato” il fatto che il coniuge “presta servizio dal 2001 in società riconducibili ad Accorinti Antonio”.

Nel settembre 2014, la Corte d’Appello di Catanzaro dichiarava improcedibile il ricorso del Ministero dell’Interno che, oltre a chiedere conferma dell’incandidabilità disposta il 5 febbraio dal Tribunale di Vibo per l’ex vicesindaco Massimo La Gamba, e gli ex assessori Domenico Marzano e Gennaro Melluso (tutti appellanti, tranne l’ex sindaco Francesco Prestia) aveva avanzato richiesta di incandidabilità pure per Andrea Niglia (all’epoca consigliere di minoranza) e per Milena Grillo, ex consigliere di maggioranza. Niglia era stato rieletto sindaco di Briatico nel maggio 2014 con una lista unica e senza concorrenti alla carica di primo cittadino. Nell’ottobre del 2014 era quindi divenuto pure presidente della Provincia di Vibo.

Per la Corte d’Appello di Catanzaro – che non era entrata nel merito delle contestazioni e dei motivi d’appello redatti dal Ministero dell’Interno -, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel 2011 del Comune di Briatico, si sono tenuti in Calabria due turni di amministrative per altri Comuni (diversi da Briatico) e quindi tutti gli amministratori avevano già scontato il turno di incandidabilità.

Tale interpretazione della norma da parte della Corte d’Appello di Catanzaro è stata ritenuta ora errata e sbagliata da parte della Cassazione che sottolinea come gli amministratori devono scontare il turno di incandidabilità anche nel proprio Comune e non solo nel primo turno elettorale di Comuni diversi dal proprio o nelle sole elezioni regionali e provinciali.

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La “sorpresa”. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro e “decidendo nel merito – così scrivono i giudici – dichiara Andrea Niglia, Milena Grillo, Gennaro Melluso, Massimo Rocco La Gamba e Domenico Marzano incandidabili alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, limitatamente al primo turno successivo alla scioglimento del comune di Briatico”. Allo stato, dunque, Andrea Niglia, in forza di tale verdetto, decade dalla carica di sindaco e di conseguenza di presidente della Provincia di Vibo ( per tale ultima carica non vi è più l’elezione diretta ma lo stesso viene scelto fra gli amministratori comunali in carica). Attenzione, però. La Cassazione pur potendo nei giudizi elettorali entrare nel merito e non essere solo giudice di legittimità, ha vergato un dispositivo diverso rispetto a quanto deciso nelle motivazioni del verdetto dove parla espressamente di annullamento della sentenza dei giudici d’appello con rinvio ( cassata con rinvio). Fra l’altro, di certo la Cassazione non poteva dichiarare Niglia e Grillo incandidabili in quanto le contestazioni di merito nei loro confronti non sono mai state esaminate dalla Corte d’Appello di Catanzaro che aveva invece in precedenza dichiarato “improcedibile” nei loro confronti ( ed anche nei confronti degli ex amministratori Melluso, Marzano e La Gamba) il ricorso del Ministero dell’Interno avverso il verdetto di primo grado.

Cosa succederà ora. Per ora, quindi, Niglia è decaduto (stando al P.Q.M., o dispositivo che dir si voglia, della Cassazione), ma la stessa Cassazione fra qualche giorno sarà costretta a riformulare le proprie conclusioni finali ( il dispositivo) per Niglia, Grillo e tutti gli altri appellanti, ovvero Marzano, Melluso e La Gamba, rispedendo così gli atti (per tutti) ad una diversa sezione della Corte d’Appello di Catanzaro affinchè la stessa entri nel merito dei motivi d’appello del Ministero dell’Interno avverso il verdetto “assolutorio” di primo grado deciso dal Tribunale di Vibo nei confronti dei soli Niglia e Grillo, e nel merito dei motivi d’appello degli ex assessori Marzano, Melluso e La Gamba che contestano le conclusioni a loro sfavorevoli dei giudici di primo grado. Ciò significa che fra qualche giorno – il tempo per la Cassazione di correggere l’errore del dispositivo in accoglimento di un nuovo ricorso dei legali del presidente della Provincia e sindaco di Briatico – Andrea Niglia ritornerà in carica sia quale sindaco del Comune di Briatico, sia come presidente della Provincia di Vibo e resterà in “piedi” sin quando la Corte d’Appello di Catanzaro non si pronuncerà nel merito delle “contestazioni” che gli vengono mosse. Qualora la Corte d’Appello dovesse ritenere Niglia incandidabile (accogliendo così i motivi d’appello del Viminale), lo stesso decadrebbe solo quando anche tale verdetto venisse confermato da un nuovo giudizio della Cassazione divenendo così definitivo. (g.b.)

Incandidabilità presidente Provincia Vibo ed ex assessori Briatico, le conseguenze (leggi qui)

 

 



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