Gli investigatori provano a ricostruire gli ultimi drammatici momenti  di vita dei  quattro ragazzi di Gioia Tauro. E arrivano le prime parole dei parenti. Sotto accusa il muretto all'ingresso della galleria

Quattro vite spezzate. Destino identico per i quattro giovani di Gioia Tauro morti nel gravissimo incidente stradale verificatosi, poco prima dell'alba di martedì, all'imbocco di una galleria della Salerno-Reggio Calabria tra gli svincoli di Serre e Mileto in direzione Sud. Le salme hanno fatto rientro oggi nella città della Piana, dopo che in nottata,  il dott. Rocco Pistininzi (consulente incaricato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia) ha  concluso, nell'obitorio dell'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, l'autopsia sui corpi dilaniati di ventiquattrenne Giuseppe Speranza  e dei ventiduenni Francesco Carrozza, Fortunato Calderazzo e Marzio Canerossi. Quest'ultimo alla guida della 500 L che è andata a sbattere contro il montante di una galleria per poi sbalzare i corpi degli occupanti sull'asfalto, dove qualche secondo più tardi sarebbero stati dilaniati da un mezzo pesante in transito.

La ricostruzione. Proprio su quei concitati frangenti intende far luce il sostituto procuratore della Repubblica Benedetta Callea, alla luce del responso dell'esame autoptico e dei rilievi sul luogo dell'incidente effettuati dalla Polizia stradale.  Nella tarda mattinata odierna, per arrivare a capire la verità sull'ennesima carneficina nel tratto calabrese della Salerno-Reggio, a seguito dei primi probabili riscontri forniti proprio dall'autopsia (tutt'ora top secret) gli addetti ai lavori hanno fatto il punto in Procura.

Gli interrogativi. Nel giro di poco tempo, gli esperti proveranno a chiarire almeno tre aspetti: innanzitutto, la lucidità di chi era alla guida della vettura al momento dell'impatto, in secondo luogo, se davvero ai quattro ragazzi è stato fatale l'impatto con il muretto all'ingresso della galleria; infine, se i giovani erano già tutti esanimi quando sono stati travolti e ridotti in brandelli dal Tir che sopraggiungeva.

Le prime reazioni dei familiari. Nel frattempo le salme hanno fatto rientro nella tarda mattinata odierna a Gioia Tauro dove questa notte le bare verranno vegliate da parenti e amici. Quegli stessi parenti che, prima di lasciare l'obitorio del presidio vibonese, pur affranti da dolore, si sono lasciati andare ad uno sfogo denso di rabbia e disperazione. "Quel muro è stato fatale. E nonostante altri ragazzi siano morti in quello stesso punto, è lì che rimane, senza nessuna protezione". Hanno puntato il dito contro il pilone della galleria su cui la macchina è andata a sbattere zii e cugini delle vittime poco prima di lasciare l'obitorio. "Un figlio o un nipote non ti torna indietro, una volta morto sulla strada. Vediamo però poi che succede se i genitori mettono in mezzo un avvocato...". Un'intenzione per il momento solo trapelata e rispetto alla quale - hanno aggiunto -  "si deciderà dopo questo momento, dopo i funerali". Parole cariche di rabbia, intervallate da qualche nota di amarezza. "Erano ragazzi sani, senza grilli per la testa. Non meritavano una fine così".

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