Il nuovo tribunale di Vibo cade a pezzi: crolla parte del controsoffitto. Attività sospese (FOTO)

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L’incidente è avvenuto all’interno di una stanza della cancelleria e nell’atrio principale. Allertati polizia e vigili del fuoco recatisi sul posto per il sopralluogo e la messa in sicurezza

Crollo di parte del controsoffitto nell’atrio principale e in una stanza della cancelleria. Cade a pezzi il nuovo tribunale di Vibo Valentia che questa mattina ha registrato anche l’intervento dei vigili del fuoco per un sopralluogo e la messa in sicurezza dopo quanto accaduto nel corso delle ultime ore, probabilmente per il forte vento che ha causato danni persino all’interno della struttura. Le attività sono state temporaneamente sospese e sono riprese immediatamente dopo il necessario intervento dei vigili del fuoco. Il crollo si è verificato nella notte fra sabato e domenica. Volata via anche un’intera vetrata del tetto. Nonostante la costruzione del nuovo palazzo di giustizia sia stata avviata nel lontano 1996, i lavori non sono stati ancora ultimati e restano totalmente da finire il primo e secondo piano dell’immobile oltre che gli scantinati.

Tribunale a rischio chiusura. Quanto accaduto segue la protesta degli avvocati vibonesi che sulla questione si sono espressi più volte nelle ultimissime ore promettendo anche forme di protesta più eclatanti per accendere i riflettori sulle condizioni del nuovo tribunale di Vibo. I colloqui continui con l’Amministrazione ed il presidente del palazzo di Giustizia, la visita del ministro Orlando e tanti altri “convenevoli” non hanno sortito, d’altronde gli effetti sperati. E, “sebbene il dialogo istituzionale sia destinato a proseguire”, i legali avvertono l’esigenza di manifestare chiaramente il proprio disappunto, di manifestare “autonomia”. Il prossimo 19 aprile si riunirà, così, il Consiglio dell’ordine per indire formalmente un’assemblea dalla quale, extrema ratio, potrebbero essere stabilite forme di protesta anche clamorose. Non si esclude neppure l’astensione dalle udienze.

Tribunale inagibile. Intanto, la questione relativa alla possibile chiusura del Palazzo di giustizia per mancanza di agibilità di una parte dello stabile è stata alla base della riunione “informale”, ma abbastanza partecipata (rispetto agli standard soliti), degli avvocati iscritti all’ordine, tenutasi nel pomeriggio di ieri. Un momento di confronto oltre che informativo, voluto dal Consiglio dell’ordine presieduto da Pino Altieri. In un rapido flash back, quest’ultimo ha spiegato da dove nascono le difficoltà e quali siano state le strade percorse per provare a venir fuori dall’impasse. A riaccendere i riflettori, è stata la nota del presidente del presidente del Tribunale che informava il presidente dell’ordine di problemi agli impianti elettrici della sezione lavoro e previdenza, oltre che la sede stessa dell’ordine degli avvocati, ubicata su un’ala della struttura. A quel punto, Altieri ha spiegato di “aver richiesto all’Amministrazione la certificazione della regolarità degli impianti”. Palazzo “Luigi Razza” ha risposto spiegando che “non vi sono risorse per la sistemazione di questi ultimi”. Non solo, per il Comune, “l’immobile era occupato abusivamente”. Il sindaco non avrebbe, tuttavia, chiuso del tutto la porta in faccia agli avvocati. “Le risorse per la sistemazione degli impianti potrebbero essere recuperati dai fondi per il completamento del terzo lotto del nuovo Palazzo di giustizia”.

Per nulla rasserenati da questa “garanzia”, gli addetti ai lavori hanno comunque convocato subito una riunione della Commissione permanente che si occupa della logistica e degli impianti della struttura, dalla quale sarebbe emerso che il Palazzo di Giustizia di via Lacquari è in fase di completamento e fino a quando non sarà concluso la gestione degli impianti stessi e della sicurezza dipenderanno dal Comune. Il passaggio al ministero della Giustizia non è, infatti, ancora avvenuto. In una tale situazione di emergenza, “non si può escludere – ha fatto presente Altieri – un frazionamento degli uffici”. Ed in sede di Conferenza dei servizi, non si è escluso “un trasferimento di alcuni di essi alla Provincia”. Dal canto suo, “il Presidente della Provincia – ha precisato ancora Altieri – non ha esitato a dirsi disponibile alla concessione del piano seminterrato, concedendo i locali in comodato”. Strada non percorribile per gli avvocati sul piede di guerra, soprattutto per quel che concerne la loro sede dell’ordine, ma anche per l’uso degli uffici del Tribunale.

 

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