Rinaldo Loielo
Rinaldo Loielo

Non c’è tregua per il tessuto produttivo delle Preserre vibonesi. Le recenti indagini della Dda di Catanzaro, supportate dai rilievi dei Carabinieri, hanno scoperchiato un nuovo, inquietante filone investigativo che vede come vittima la storica azienda dolciaria Monardo. Al centro del mirino degli inquirenti c'è il clan Loielo di Gerocarne, protagonista di una strategia di asfissia economica ai danni delle realtà imprenditoriali più floride del territorio.

Secondo le ricostruzioni della Procura antimafia, l'imposizione del "pizzo" era strutturata secondo uno schema rigido: una richiesta immediata di 20mila euro come acconto, seguita da una tassa fissa di mille euro al mese. 

Rinaldo: Che so io... Sono andati qualche volta, è toccato che sono andati ad un'altra parte. Sono andati tre anni fa. Ma secondo me vogliono stare tranquilli.---//

Detenuto: ...inc...---// 

Rinaldo Loielo: Eh---// 

Patania: Infatti---// 

Rinaldo Loielo : Quando c'era Filippo qua no. Perchè vi sono andati un paio di volte e....Per un regalo per qualche cosa e ...inc... (n.d.r. sembrerebbe venga detto "gli ho ") detto che non hanno... possibilità ora. Sono andato io a Monardo e ci hanno dato solo mille euro---// 

Detenuto: E chi ci è andato (n.d.r. verosimilmente "a" viene sottinteso) Monardo?---// 

Rinaldo Loielo : Sono andato alle tre e ci ha dato ventimila euro.---// 

Detenuto: Chi?---// 

Rinaldo Loielo : L' hanno chiamato a dovere! (n.d.r. testualmente dice "giusti", modo di dire dialettale), di darmi ventimila euro "sennò qua t'acconcio" . Ci ha dato venti mila... Ed ora ogni mese.

Per questi fatti sono finiti sotto indagine Rinaldo Loielo (35 anni), figlio del defunto boss Giuseppe, e suo cognato Filippo Pagano. Se per Loielo il Gip ha riscontrato gravi indizi di colpevolezza legati alle pressioni e alle minacce esercitate sull'imprenditore, la posizione di Pagano rimane al vaglio per carenza di prove intercettate.

I nomi dei due indagati non risultano nuovi agli archivi delle forze dell'ordine. Entrambi hanno già alle spalle una condanna definitiva a otto anni per una vicenda di armi ed esplosivi legata al clan Mancuso. Oggi, tuttavia, il quadro si fa ancora più cupo: l'operazione antimafia contesta loro reati che spaziano dall'associazione mafiosa all'omicidio (il delitto Zupo del 2012), passando per tre tentati omicidi e la detenzione illegale di armi.

L'estorsione alla Monardo non è un episodio isolato, ma si inserisce nel contesto della sanguinosa faida tra i Loielo e gli Emanuele, una guerra di potere per il controllo del territorio che dura da oltre vent'anni. Rinaldo Loielo incarna la prosecuzione di una dinastia criminale segnata dal sangue: il padre e lo zio furono giustiziati in un agguato nel 2002, un evento che ha scatenato una scia di vendette ancora oggi al centro delle cronache giudiziarie.

L'inchiesta conferma come la pressione delle cosche sulle eccellenze locali resti la principale modalità di sostentamento dei clan, pronti a colpire i simboli del lavoro onesto per riaffermare il proprio dominio criminale nella provincia di Vibo Valentia.