«Sono stanco, non ce la faccio più». È un racconto intriso di angoscia quello di una delle vittime della banda che per mesi ha tenuto sotto scacco Melicucco. Un uomo fragile, costretto a cure farmacologiche per l'ansia, diventato il bersaglio preferito di un gruppo di giovani locali che non si limitavano alle molestie in strada, ma violavano l'intimità della sua casa persino nel cuore della notte. L'indagine, denominata "Marijoa" e condotta dalla Procura di Palmi, ha portato alla luce scenari degradanti. Immagini e filmati, rimasti per mesi confinati nelle chat private e sui social come trofei di una macabra goliardia, sono finiti sotto la lente degli investigatori dell'Arma. In uno dei video più cruenti, si vede una vittima seduta sul proprio letto, ammanettata, con una pistola puntata alla testa: un rituale di terrore documentato per umiliare chi non poteva difendersi.

Il blitz ha colpito il cuore della presunta organizzazione. Sono finiti agli arresti domiciliari i ventiduenni Salvatore Carbone e Francesco Bono, insieme al ventunenne Francesco Oppedisano. Per altri due giovani di 22 anni, Giovanni Ciricosta e Angelo Serafino Chiappalone, è scattato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ma il fenomeno del bullismo criminale a Melicucco sembra avere radici ancora più profonde. Oltre ai maggiorenni, la Procura per i minorenni di Reggio Calabria ha iscritto nel registro degli indagati altri nove ragazzi. All'epoca dei fatti erano ancora minorenni, eppure avrebbero partecipato attivamente a quella che gli inquirenti definiscono una vera e propria strategia del terrore ai danni dei soggetti più vulnerabili della comunità.