'Ndrangheta, i vertici del clan: «Nessuna vendetta per l’omicidio del cugino Antonio» (NOMI e DETTAGLI)
L'ex latitante esclude ritorsioni dopo la morte del parente ucciso nel 2024. Parla anche di salute, assetti interni e vicende giudiziarie della cosca
«Ma quale vendetta? Non esiste». Con queste parole Gregorio Bellocco ha liquidato l’ipotesi di possibili ritorsioni per l’omicidio del cugino Antonio, ucciso a coltellate a Milano nel settembre 2024. La dichiarazione è arrivata nel corso di un incontro con il giornalista Klaus Davi, impegnato in un ciclo di inchieste sulle infiltrazioni criminali nel tifo organizzato milanese, nell’ambito dell’operazione denominata “Doppia Curva”.
Alla domanda sulle conseguenze della morte del familiare, Bellocco ha risposto in modo sintetico: «Certo ci è dispiaciuto, ma ormai…». Sollecitato ulteriormente su eventuali reazioni, ha aggiunto: «Che cosa deve succedere».
Nel colloquio ha affrontato anche condizioni personali di salute, spiegando: «Sono stato operato. Adesso sono un po’ acciaccato. Sto bene? All’apparenza…».
Il tema si è poi spostato sugli assetti interni della cosca di Rosarno. Alla domanda su una possibile nuova leadership, Bellocco ha tagliato corto: «Lasciamo perdere… Ma non esiste», smentendo così ricostruzioni su eventuali cambi al vertice.
Secondo atti giudiziari relativi al procedimento “Bosco selvaggio”, Gregorio Bellocco è stato indicato come figura apicale del gruppo criminale. Nato nel 1955, è stato latitante per circa undici anni a partire dal 1994. Arrestato nel febbraio 2005, era stato rintracciato in un rifugio sotterraneo; per la cattura i carabinieri avrebbero utilizzato anche esplosivi. Successivamente è stato scarcerato nel giugno 2025 e sottoposto a misure di sorveglianza speciale.
Nel corso degli anni, il suo nome è comparso in diverse indagini della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Alcuni ambienti investigativi lo hanno indicato come figura di riferimento della criminalità organizzata nella Piana di Gioia Tauro.
Bellocco è inoltre citato in contesti culturali e informali per testi e componimenti a lui attribuiti, spesso associati al racconto della latitanza e della detenzione, elementi che hanno contribuito alla costruzione mediatica della sua figura nel tempo.
