Nuovo passaggio delicato sul futuro della sanità calabrese. La Corte dei conti ha sollevato una serie di rilievi sulla procedura che ha portato alla cessazione del commissariamento del sistema sanitario regionale, chiedendo chiarimenti alla Presidenza del Consiglio dei ministri entro trenta giorni.

Al centro dell’attenzione dei magistrati contabili vi è il decreto con cui, lo scorso aprile, è stata avviata la procedura di uscita dalla gestione straordinaria del piano di rientro dai disavanzi sanitari della Regione Calabria. Un atto che, secondo quanto riportato anche da un’inchiesta giornalistica di Repubblica, è stato trasmesso alla Corte dei conti solo successivamente per le verifiche di competenza.

Secondo i rilievi iniziali, l’istruttoria sarebbe stata trasmessa in una prima fase priva di adeguata documentazione a supporto, con conseguente richiesta di integrazione per carenze informative e motivazionali. Anche dopo l’invio degli atti successivi, tuttavia, permangono perplessità sulla solidità del quadro giuridico e tecnico alla base della decisione.

I giudici contabili sottolineano infatti come non emergano elementi sufficientemente chiari a giustificare la cessazione del regime commissariale, evidenziando la necessità di riscontri puntuali da parte dei ministeri competenti, in particolare su indicatori sanitari ed economici ancora considerati critici.

Tra i nodi principali figurano il permanere di ritardi nei pagamenti, la presenza di posizioni debitorie ancora aperte e il mancato pieno raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), elementi che secondo la Corte non consentirebbero di certificare un pieno superamento delle condizioni che avevano determinato il commissariamento.

Ulteriori dubbi riguardano la coerenza del percorso amministrativo seguito, con particolare riferimento al ruolo del Ministero degli Affari regionali nella proposta di chiusura della fase commissariale, tema che la Corte chiede di chiarire anche sotto il profilo delle competenze istituzionali.

Nel confronto viene richiamato anche il precedente del Lazio, dove la fine della gestione commissariale era stata subordinata a specifiche valutazioni tecniche dei tavoli di monitoraggio. Un modello che, secondo i rilievi, non risulterebbe pienamente sovrapponibile a quanto avvenuto nel caso calabrese.

La vicenda si inserisce in un contesto già complesso per il sistema sanitario regionale, ancora alle prese con criticità strutturali e contabili. La Corte dei conti ha ora chiesto controdeduzioni puntuali, aprendo una fase di ulteriore verifica che potrebbe incidere sui tempi e sulle modalità del definitivo superamento del commissariamento.