Agguato di 'ndrangheta nel Vibonese, le intercettazioni: "Mi hanno sparato"
Per gli investigatori, quelle telefonate contribuiscono a delineare i rapporti tra i soggetti coinvolti nello scenario della faida tra clan rivali

I secondi successivi a un agguato diventano materiale investigativo decisivo: «Mi hanno sparato», dice al telefono Domenico Tassone mentre cerca aiuto pochi istanti dopo l’attacco costato la vita al 19enne Filippo Ceravolo, ucciso il 25 ottobre 2012 a Pizzoni, nelle Preserre vibonesi.
Le conversazioni, captate dagli investigatori nell’ambito di un’altra indagine sull’omicidio di Nicola Rimedio, ucciso il 2 giugno 2012 a Sorianello, consentono di ricostruire in tempo reale i momenti immediatamente successivi agli spari e di fissare l’orario esatto del delitto.
Tassone, mentre si trova in auto con il giovane poi deceduto, contatta prima la fidanzata e poi Giovanni Emmanuele, indicato dagli inquirenti come figura di riferimento del gruppo. Nel dialogo riferisce di essere appena scampato all’agguato: «Non mi hanno preso, ma hanno colpito un altro ragazzo con me in macchina». Dall’altra parte la risposta è breve: «Sto arrivando».
Per gli investigatori, quelle telefonate non solo cristallizzano la sequenza degli eventi, ma contribuiscono a delineare i rapporti tra i soggetti coinvolti nello scenario della faida tra clan rivali nelle Preserre vibonesi.
