Croce rossa Vibo, i giudici: "Parzialmente falso il verbale che portò al commissariamento nel 2014"
Il Tribunale di Roma dà ragione, nella sostanza, all'ex presidente Maria Silvestro

E’ stato giudicato parzialmente “falso” dal Tribunale di Roma il verbale di verifica redatto in occasione del Comitato provinciale della Croce rossa italiana di Vibo nell’agosto 2014 (per l’esattezza nei giorni 1 e 2 di quel mese), al cospetto dell’allora ispettore Massimo Nisi che, nel giro di qualche settimana, avrebbe portato al commissariamento della Cri, con tanto di azzeramento delle cariche e sostituzione dell’allora presidente, Maria Silvestro. Al termine di un procedimento civile (quello penale è ancora in corso di svolgimento), durato oltre due lustri, i giudici hanno accolto svariate richieste della difesa dell’allora presidente, per l’appunto Maria Silvestro, rappresentata dall’avvocato Nicola Manfrida. I profili di falsità, risultati tutti decisivi per arrivare al commissariamento, sono stati ricondotti ad alcune specifiche affermazioni .
Tra le più gravi, quelle secondo cui non fosse stata trovata traccia della distribuzione dei viveri Cee ma non soltanto.
Anche per quel che concerne la gestione dell’Ufficio soci, per il Tribunale non risponderebbe al vero la dichiarazione assunta agli atti secondo cui “non è stato possibile consultare nessun aggiornamento delle presenze nei vari servizi da parte del personale volontario”. Stesso giudizio forniscono i giudici rispetto alla segnalazione del fatto che “presso la sede non fosse presente alcun locale adibito a spogliatoio per il personale”. Falso, pure questo. Non diversamente dalla deduzione secondo cui tutti i mezzi fossero risultati privi della revisione prevista per il 2013.
Non veritiero, secondo i giudici, nemmeno il fatto che “presso la sede della Cri, a bordo dei mezzi, non si ritrovasse alcuna indicazione relativa a procedure di sanificazione e della documentazione relativa alla manutenzione dei medesimi.
Contestato e giudicato falso dal tribunale, pure, il fatto che non vi fosse traccia formale della nomina di un medico competente in medicina del lavoro. Falso, infine, quanto dichiarato da una dipendente rispetto ai mandati relativi al personale sanitario che, secondo costei, venivano emessi attingendo anche a capitoli non pertinenti. Non risponde a verità, per i giudici, che “la prassi relativa ai rimborsi sia cessata a seguito della visita da parte della vicepresidente nel 2013. Insomma, non poche precisazioni rispetto a un processo sommario che, specie a livello di opinione pubblica, si era consumato forse troppo in fretta. Non a caso, la Croce rossa e l’associazione Cri, sono state condannate dal Tribunale, in solido tra loro, al pagamento in favore di Maria Silvestro delle spese processuali. Una magra consolazione per l’ex presidente Cri, a 12 anni di distanza da quell'inferno!
