Bruciato vivo in auto: confermato l’ergastolo per l’amante della moglie (NOMI)
La Corte d’Appello conferma le pene per due imputati dopo il rinvio della Cassazione. Ricostruita la dinamica dell’omicidio del cameriere trovato carbonizzato nel 2019
Arriva la conferma delle condanne nel processo legato alla morte di Vincenzo Cordì, il cameriere il cui corpo fu rinvenuto carbonizzato all’interno della sua automobile nel novembre 2019 in località Scialata, nel territorio di San Giovanni di Gerace.
La Corte d’Appello di Reggio Calabria, a seguito dell’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ha stabilito l’ergastolo per Giuseppe Menniti e una pena a 23 anni di reclusione per Francesco Sfara, confermando sostanzialmente l’impianto accusatorio già emerso nel giudizio di primo grado davanti al tribunale di Locri.
Per il medesimo delitto, la giustizia ha già reso definitiva la condanna all’ergastolo nei confronti di Susanna Brescia, ritenuta coinvolta nella vicenda.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna avrebbe inizialmente cercato di orientare le indagini verso l’ipotesi di un gesto volontario da parte della vittima, attribuendo il presunto suicidio a uno stato di depressione.
Gli investigatori hanno invece delineato uno scenario diverso, collocando l’azione criminosa nella notte del fatto, in un contesto meteorologico caratterizzato da forte maltempo che aveva interessato l’area della Locride.
Un elemento ritenuto significativo dagli inquirenti riguarda la presenza di un veicolo che, secondo la ricostruzione, si sarebbe mosso a fari spenti durante un temporale: un dettaglio che avrebbe consentito di individuare spostamenti e tempistiche utili a ricostruire le fasi precedenti al ritrovamento del corpo.
Dalle indagini emerge inoltre il presunto utilizzo di un’area di servizio per il rifornimento di carburante, elemento ritenuto funzionale alla successiva distruzione del corpo e del veicolo della vittima.
