Si è svolta questa mattina la prima udienza del troncone secondario del maxi processo "Rinascita Scott". Al Tribunale di Vibo, infatti, è iniziato il procedimento per coloro che hanno chiesto il giudizio immediato: l’ex sindaco di Nicotera Salvatore Rizzo, l’imprenditore Mario Lo Riggio, l’avvocato Giulio Calabretta e, soprattutto, il 67enne ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli. Presenti anche i legali di alcuni Enti che hanno annunciato la volontà di costituirsi parte civile: i Comuni di Limbadi, Pizzo, San Gregorio d’Ippona e Stefanaconi, la Provincia di Vibo Valentia e la Regione Calabria.

Chiesto il rinvio. Il giudizio immediato viene chiesto dagli imputati che vogliono una più veloce chiusura del processo e, per questo, prevede la mancanza dell'udienza preliminare. La stessa che in queste settimane, nel maxi processo principale, si sta svolgendo nell'aula bunker del carcere di Rebibbia a Roma. La stessa udienza preliminare in corso nella capitale, contro le previsioni iniziali, dovrebbe però volgere ormai al termine: il 3 dicembre si dovrebbe arrivare alla decisione sul rinvio a giudizio o meno degli imputati. Considerato quindi che i quattro imputati di oggi avevano chiesto il giudizio immediato per "saltare" la fase preliminare e arrivare subito davanti al collegio giudicante, ma che nelle stesse settimane in cui questo processo inizia l'udienza preliminare si sta concludendo, i pm Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci hanno chiesto il rinvio per poter poi richiedere a una riunione dei due processi.

"E se il giudice prende il Covid?". "Si tratta di due vicende destinate a essere riunite" hanno affermato i pm in aula. Sia perchè "ci sono tutti i presupposti", sia perchè il procedimento che nascerà, vista la complessità delle vicende, merita una trattazione unitaria. A ciò si aggiunge una fase di istruttoria dei due processi "pienamente sovrapponibile" che ha fatto affermare al pm De Bernardo che "non ho alcun dubbio che prima o poi i due procedimenti saranno riuniti". Non dello stesso parere, però, i legali degli imputati. Come l'avvocato Staiano secondo cui è impensabile non avere dubbi sulla riunione: "E se il Gup (del maxi processo principale, ndr) si ammala di Covid e l’udienza del 3 dicembre salta? E non sto scherzando. Se il giudice dispone il rinvio polverizza il diritto degli imputati ad essere giudicati immediatamente". Dello stesso parere anche gli avvocati Di Renzo e Muzzopappa, quest'ultimo che ha ricordato che il proprio assistito "è convinto della sua innocenza, e questo processo sta rovinando non solo la sua vita ma anche quella della sua famiglia, per questo chiedo di rigettare la richiesta di rinvio".

Nessuna ricusazione del giudice. Alla fine il collegio giudicante - formato dalla presidente Tiziana Macrì e da Gilda Romano e Brigida Cavasini - ha deciso di accettare la richiesta di rinvio (al prossimo 13 gennaio 2021), considerando valide le argomentazione della Procura e ritenendo "adeguatamente tutelate" le richieste di giudizio immediato degli imputati. Nel corso dell'udienza è inoltre venuta fuori, inevitabilmente, l'eventuale ricusazione del giudice Macrì, basata su una decisione presa dallo stesso presidente del collegio nel processo al clan Soriano e sull'autorizzazione a un'intercettazione concessa nelle fasi preliminari delle indagini (ne abbiamo parlato QUI). In realtà il giudice Macrì ha dichiarato di non avere memoria del provvedimento inerente alle intercettazioni e - soprattutto - i diversi avvocati hanno affermato di non avere alcuna intenzione di effettuare una richiesta di ricusazione, che infatti non è stata formalmente presentata da nessuna delle parti in causa.