Estorsioni in Calabria, la confessione di un imprenditore vessato: «Era una prassi»
In aula la ricostruzione delle presunte richieste estorsive ai danni di un operatore economico. “Regali” periodici tra festività e pressioni indirette: il racconto davanti al collegio giudicante
Un meccanismo che, secondo l’accusa, si sarebbe ripetuto con schemi ricorrenti e modalità collaudate: contatti informali, visite all’imprenditore, richieste velate di denaro e la necessità di “mettersi a posto” per evitare conseguenze. È quanto emerso nel corso di un’udienza del processo nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro denominata “Bianco e Nero”, celebrata davanti al Tribunale di Cosenza.
L’indagine, che trae origine da un tentato omicidio risalente al 2005 ai danni di Giuseppe De Rose, ha nel tempo allargato il proprio perimetro investigativo fino a includere una serie di presunte estorsioni attribuite a gruppi criminali attivi nel capoluogo bruzio e nell’area circostante.
Le presunte richieste e il “linguaggio del regalo”
Nel corso dell’udienza, un imprenditore ha riferito in qualità di testimone davanti al collegio giudicante. Le sue dichiarazioni sono state sollecitate dalla pm della Dda di Catanzaro, Filomena Aliberti, che ha ripercorso con il teste alcuni episodi risalenti al 2016.
Secondo quanto riferito in aula, le richieste non sarebbero state formulate in modo esplicito, ma attraverso formule attenuate, come quella del “regalo” in occasione delle festività. «Non ho ricevuto una richiesta diretta di denaro – ha spiegato il testimone – ma un invito a fare un regalo nei periodi di Natale e Pasqua».
Il valore delle somme, secondo quanto dichiarato, si aggirava attorno ai 500 euro, con richieste che il teste ha ricondotto a soggetti ritenuti legati a contesti criminali locali.
Le visite e le pressioni nel tempo
Nel racconto dell’imprenditore emerge un quadro di contatti ripetuti nel tempo. Le richieste, secondo la sua testimonianza, avvenivano in modo informale, spesso in occasione di incontri occasionali o visite sul luogo di lavoro, accompagnate da toni considerati allusivi.
In un passaggio della deposizione, il testimone ha riferito di ulteriori pressioni successive, dopo una prima fase di interruzione. Le richieste sarebbero state reiterate da altri soggetti, con l’invito a “mettersi a posto” e a garantire un contributo economico.
Le ragioni del silenzio
Alla domanda del collegio giudicante sui motivi che lo avrebbero spinto ad aderire alle richieste, l’imprenditore ha richiamato una condizione di difficoltà e la necessità di mantenere la propria attività operativa senza tensioni.
«Quando si ha un’azienda si cerca un quieto vivere», ha dichiarato in aula, aggiungendo di essere a conoscenza della reputazione dei soggetti coinvolti e del contesto in cui si inserivano le richieste.
Il teste ha inoltre riferito che, anche in assenza di pagamenti, la percezione di rischio e pressione rimaneva costante, accompagnata dal timore di possibili ritorsioni o danneggiamenti.
Il contesto dell’inchiesta
Il procedimento “Bianco e Nero” si inserisce in un più ampio filone investigativo che ha portato alla luce presunte attività estorsive e dinamiche di controllo del territorio, oltre al tentato omicidio oggetto principale dell’indagine.
Il processo prosegue con l’ascolto dei testimoni e la ricostruzione delle diverse posizioni degli imputati, mentre l’accusa continua a delineare un sistema di richieste economiche reiterate ai danni di imprenditori locali.
