"Costa Pulita", il pubblico ministero deposita nuove prove nell'udienza preliminare
Stralciate le posizioni di tre degli ottantadue imputati per difetti di notifica nella richiesta di rinvio a giudizio. Si ritornerà davanti al gup Pietro Carè il prossimo 13 marzo
di GABRIELLA PASSARIELLO
Tra eccezioni preliminari, deposito di nuovi atti, costituzioni di parte civile è iniziata l’udienza preliminare a carico degli ottantadue imputati travolti nella maxinchiesta “Costa Pulita”, contro il clan di ‘ndrangheta dei Mancuso e le consorterie collegate degli Accorinti, La Rosa e Il Grande, attive nei comuni del litorale tirrenico della provincia Vibonese, colpendone vertici e sodali. La Regione Calabria, i Comuni di Briatico e Parghelia, l’ associazione onlus Borsellino, l’associazione antiracket di Vibo Valentia e quella nazionale hanno preannunciato la costituzione di parte civile, mentre il pm di udienza Annamaria Frustaci ha depositato nuovi atti dei carabinieri di Vibo Valentia e riguardanti la vita amministrativa del Comune di Briatico dal 2008 ad oggi. Il gup del Tribunale di Catanzaro Pietro Carè ha stralciato le posizioni degli imputati Claudia Barbuto, Domenico Simonelli e Antonio Merenda per difetti di notifica nella richiesta di rinvio a giudizio, posizioni, che dovranno essere sanate prima della prossima udienza. Si ritornerà in aula il prossimo 13 marzo.
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Sotto accusa. Ci nomi “eccellenti” del panorama criminale vibonese, dai boss Cosma Mancuso, 68 anni di Limbadi, già condannato nel processo “Dinasty” quale boss dell’omonimo clan, e Pantaleone Mancuso alias “Scarpuni”, a Nino Accorinti e Carmelo Il Grande. Un vero e proprio tsunami che ha travolto anche il mondo politico- amministrativo locale del Comune di Briatico come l’ex sindaco Francesco Prestia, l’attuale presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco di Briatico Andrea Niglia, all’epoca dei fatti consigliere di minoranza ma già in passato primo cittadino del centro costiero, Francesco Crigna, ex vice sindaco del Comune di Parghelia. L’accusa ipotizzata dalla Dda di Catanzaro nei confronti di Andrea Niglia è di corruzione elettorale aggravata dalla mafiosità. Francesco Crigna è invece considerato dagli inquirenti in stretto contatto con esponenti della famiglia Il Grande, referenti della cosca Mancuso. Nel corso delle indagini è emerso che Crigna avrebbe falsamente attestato, in favore di un componente della famiglia Il Grande, il possesso dei requisiti necessari alla assegnazione di un alloggio da parte dell’Aterp di Vibo. Questa attività avrebbe permesso all’esponente politico di ottenere come contropartita l’impegno a reperire voti a favore dell’amministratore pubblico e di altri suoi alleati politici in occasione di consultazioni elettorali. Rischiano il processo anche Domenico Grillo, dipendente civile del dipartimento marittimo della Capitaneria di porto di Vibo Marina e Aldo Gallucci, dipendente della Capitaneria di Porto di Vibo Marina. Le accuse, da cui si dovranno difendere gli ormai imputati , vanno a vario titolo dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, alle estorsioni, all’usura, agli appalti truccati, ai danneggiamenti e alla detenzione illegale di armi.
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L’operazione. Il blitz risale al 20 aprile dell’anno scorso ed è stato condotto dal personale delle Squadre mobili di Vibo Valentia e Catanzaro, dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dai Carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia, dalla Compagnia di Tropea e dai finanzieri del Gico del capoluogo calabrese. Una maxi operazione che ha portato al sequestro di beni per un valore di 70 milioni di euro, tra questi oltre cento immobili, quote societarie, rapporti bancari, due villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione con altrettante motonavi che assicuravano, secondo l’accusa, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le isole Eolie.
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