Morte Francesco Palmieri nel Vibonese, il legale: "Nessuno è accusato di omicidio"
In merito alla condanna arrivata ieri per Nicola Polito (ne abbiamo parlato QUI) - ritenuto colpevole, in primo grado, nel processo per la morte del cugino Francesco Palmieri ucciso con un colpo di fucile l’1 aprile dello scorso anno a Paravati - l'avvocato Salvatore Sorbilli intende precisare che "non sono state rese note le motivazioni che hanno determinato la condanna dell'imputato e dunque l'entità di pena comminata per ciascuno dei reati dei quali era accusato". "Di certo - continua tramite una nota - dalla richiesta del pubblico ministero è emerso che gran parte della pena e stata comminata per i reati di ricettazione di arma ex art. 648 cp e di detenzione e porto abusivo di arma clandestina ex art. 23 l. 110/75, mentre per tutti gli altri reati è stato chiesto l'applicazione di un aumento sulla pena principale, ossia quella relativa alla ricettazione dell'arma".
Per quanto riguarda la morte "del povero Palmieri Francesco, a nessuno degli imputati - scrive il legale Sorbilli - viene contestato il reato di omicidio, bensì quello di morte come conseguenza non voluta di altro reato, ex articolo 586 codice penale. Con riferimento, poi, alla condotta tenuta nel caso di specie da Nicola Polito, si precisa che vi sono degli errori nella notizia riportata nell'articolo diffuso in rete: anzitutto, non risulta da nessuna parte (né tanto meno è contemplata dal Giudice) che 'Polito Nicola stava aspettando con il fucile imbracciato Evolo Pasquake e Palmieri Francesco'. Risulta invece che Polito Nicola aveva un appuntamento con Pasquale Evolo, era ignaro dell'arrivo di Francesco Palmieri, tanto che lo stesso riferisce che non si era nemmeno accorto della presenza del cugino sul posto in cui vi è stata la discussione con Pasquale Evolo".
"In secondo luogo, circostanza assai importante - continua l'avvocato - è emerso dagli accertamenti tecnici dei Ris di Messina che il grilletto del fucile dal quale è partito il colpo che ha determinato la morte del povero Francesco Palimieri è stato premuto solo da Pasquale Evolo, essendo sua l'unica traccia biologica rinvenuta sul grilletto del fucile, mentre le tracce riconducibili a Nicola Polito si trovavano solo sulle canne e sul calcio del fucile e sono compatibili con quanto riferito sin dall'inizio da Nicola Polito, ossia che lui, al momento del fatto - conclude il legale Sorbilli - stava tentando di allontanare da se le suddette canne per evitare di venire colpito dal colpo di fucile".
