La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha chiesto la condanna all’ergastolo per Roberto Porcaro, imputato nel procedimento con rito abbreviato relativo all’omicidio di Giuseppe Ruffolo, ucciso nel settembre 2011 a Cosenza, nel quartiere Città 2000, in un agguato avvenuto in pieno giorno.

Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, Porcaro avrebbe avuto un ruolo di mandante nell’eliminazione della vittima, in un contesto ritenuto aggravato dalle modalità e dalle finalità del delitto contestato. L’impianto accusatorio si fonda su una lettura che ricolloca il fatto nell’ambito delle dinamiche criminali dell’epoca, nonostante nel tempo le ricostruzioni giudiziarie abbiano attraversato fasi differenti.

Il caso giudiziario legato all’omicidio Ruffolo ha infatti seguito un percorso complesso. In precedenza, Massimiliano D’Elia è stato individuato come esecutore materiale del delitto. In primo grado era stata riconosciuta una matrice mafiosa dell’azione, successivamente esclusa nei gradi successivi di giudizio, fino al passaggio in Cassazione, che ha confermato una diversa lettura dei fatti, orientata su moventi personali.

Nel nuovo processo, però, la Dda insiste su una possibile riconducibilità dell’omicidio a contesti organizzati, sostenendo che la vittima sarebbe stata eliminata nell’ambito di dinamiche interne a un gruppo criminale, legate a presunti mancati versamenti di proventi illeciti.

La posizione dell’imputato è stata assistita dagli avvocati Cesare Badolato e Giorgia Greco. Le discussioni difensive sono attese nel mese di novembre, quando la parola passerà alla difesa prima della decisione del giudice.

Nel corso del procedimento, un passaggio significativo è arrivato anche dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, che aveva disposto la scarcerazione di Porcaro per questa specifica vicenda, rilevando criticità legate ai termini delle indagini preliminari e all’utilizzabilità degli atti acquisiti.

Parallelamente, la posizione dell’imputato è stata coinvolta anche in un altro filone giudiziario. Nel procedimento denominato “Crypto”, la Cassazione ha annullato con rinvio il capo associativo contestato in relazione a un presunto gruppo criminale operante nell’area di Amantea e ritenuto dedito al traffico di stupefacenti, imponendo un nuovo esame davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Il procedimento sull’omicidio Ruffolo entra ora nella fase decisiva, con la requisitoria della Dda che segna un passaggio chiave verso la conclusione del giudizio abbreviato.