"All’epoca sicuramente non ci sono state indagini, negli anni ’80 si figuri se la Polizia o la Procura di preoccupavano di queste cose. Mio padre è scomparso sotto gli occhi tutti e non c’è stato nulla". A parlare, nel corso del maxi processo Rinascita Scott, è il pentito vibonese Bartolomeo Arena, nei scorsi giorni interrogato dagli avvocati degli imputati. E proprio rispondendo alla domanda di uno dei legali, l'avvocato Diego Brancia, in merito ad alcuni omicidi e scomparse risalenti nel tempo, ha affermato: "All’epoca era tutto diverso avvocato". Suscitando la reazione del legale che gli ha chiesto di "evitare considerazioni sulla qualità investigativa" delle forze dell'ordine.

Nel corso del controesame, avvenuto nei giorni scorsi, il collaboratore di giustizia ha anche ripercorso alcuni fatti che erano stati oggetto di esame da parte della Dda di Catanzaro. Come nel caso in cui avrebbe evitato di essere colpito "da Rosario Pugliese"  con una pistola perchè "la fortuna è stata che è passata una signora che faceva gli acquisti al Despar" (ne abbiamo parlato QUI). "Il bello è che tutto questo fatto - ha aggiunto durante il controesame - è successo sotto una telecamera, solo che a Vibo le telecamere non funzionano mai...".


Ha inoltre parlato nuovamente dell'intimidazione avvenuta all'impresa Patania Costruzioni a marzo del 2017, quando un delfino morto è stato messo nei pressi dell'azienda vibonese. Secondo il pentito gli autori del gesto sarebbero stati Domenico Tomaino e "mio cugino di primo grado" Michele Pugliese Carchedi (non imputato nel procedimento). Come l'ha saputo? "Me l’ha riferito Tomaino stesso. L’hanno messo loro: l’hanno prelevato a Trainiti e l’hanno messo presso le serrande dell'impresa". A Trainiti, secondo quanto riferito dal collaboratore, l'animale morto sarebbe stato trovato "da Salvatore Morelli mentre passeggiava con Gregorio Niglia". Nel corso dell'esame aveva inoltre precisato che "Patania non pagò l’estorsione”. (a.s.)

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