Un tossicodipendente può entrare a far parte della 'ndrangheta? "No, ma è successo parecchie volte". E un parente di qualcuno vicino alle forze dell'ordine? "Dipende, se è un parente lontano si, altrimenti no". A spiegare gli elementi pregiudizievoli per ricevere il battesimo nella criminalità organizzata calabrese, e diventare ufficialmente "affiliati", è stato nei giorni scorsi il pentito Bartolomeo Arena nel corso del maxi processo Rinascita Scott. Il collaboratore di giustizia (da ottobre 2019), 44 anni di Vibo Valentia, è stato interrogato dalla Dda di Catanzaro e ora, da qualche settimana, sta affrontando il controesame degli avvocati degli imputati.

Nello specifico è stato l'avvocato Muzzopappa a chiedergli come funziona il meccanismo di affiliazione, se c’è una "valutazione preliminare dei soggetti che devono essere affiliati". "Dipende - ha risposto il pentito - se era un soggetto estraneo, nel senso che nella sua famiglia non ci sono mai stati ‘ndranghetisti, diciamo che si fa maggiore attenzione, magari lo si mette alla prova". Anche se a volte poteva non essere necessario se "chi l’ha sponsorizzato, perché magari c’è qualcuno che ne parla bene, che lo porta avanti", era una persona fidata.

L'avvocato insiste: "Ci possono essere elementi pregiudizievoli? Lo stato di tossicodipendenza, ad esempio, può essere un impedimento?". "Se non è ancora affiliato si" risponde Arena, che però ci tiene subito a fare delle precisazioni: "Ma ci sono persone che sono entrate e tossicodipendenti lo sono diventati dopo. Sarebbe un pregiudizio in teoria, ma ovviamente chi consuma stupefacente tende a non ammetterlo, quindi potrebbe darsi che viene affiliato uno che fa uso di cocaina ma lo nasconde". Per queste e altre ragioni, quindi, anche chi fa uso di droga viene affiliato: "Non dovrebbe ma è successo, è successo parecchie volte".

E circa la parentela con qualcuno "sospettato di essere confidente delle forze dell’ordine", può essere un pregiudizio? "Se è un parente lontano no, perché non si possono pagare le colpe di parenti lontani, ma se è fratello diretto certamente il problema sussiste". Rispondendo poi alle domande dell'avvocato Bagnato ha invece parlato della "chiamata del posto": "Quando uno va in carcere e poi esce è normale che si chiama il posto. Come uno che parte e torna dopo 15 giorni. Ogni volta che rientra deve 'chiamarsi il posto'". Ovvero? "Dipende dal ruolo… se è sgarrista o camorrista va dal 'mastro di giornata', dice la formula prevista e così si chiama il posto".

Infine, nel corso dell'udienza, Bartolomeo Arena ha voluto fare una precisazione: "Voglio dire una cosa in modo che senta pure il collegio" ha premesso. "È vero che molti ‘ndranghetisti magari non fanno proprio reati, non si occupavano di droga, usura, armi - ha dichiarato il pentito - ma il fatto stesso di essere sempre operativo sul territorio, di farsi vedere in piazza, davanti ai negozi, già quella dico io è un’intimidazione ambientale".