Sterminio di gatti nel Vibonese: è strage in tutto il paese
Una scia di veleno miete decine di vittime. Il grido d'allarme dei volontari e lo shock di un bambino: «È la via degli orrori»
«A partire dal 17 aprile a Spilinga si verificarono stragi di gatti, io il 18 mi svegliai nei panni di un gatto investigatore». Inizia con questa frase di spiazzante innocenza il tema di un bambino delle scuole locali, testimone oculare di quella che è diventata una vera e propria vergogna pubblica. Il piccolo autore si è ritrovato proiettato nella "via degli orrori" — via Primo Maggio — con uno scatolino tra le mani e una gattina agonizzante, in attesa di un aiuto che sembrava non arrivare mai. Un trauma che si porterà dietro per sempre.
L'offensiva contro i felini di Spilinga non è stata un gesto impulsivo, ma un'azione diffusa e sofisticatissima, condotta con una precisione che definire scientifica non appare azzardato. Sebbene non esista ancora un censimento ufficiale delle vittime, il rinvenimento delle carcasse è stato per settimane l'unico, macabro argomento di discussione nei bar del paese.
Tutto ha avuto inizio la mattina del 17 aprile. Via Primo Maggio si è svegliata nel sangue. Già da giorni circolavano voci di cadaveri negli orti e di animali in fin di vita, ma quella mattina la crisi è esplosa: gatti colpiti da epistassi, zampe posteriori paralizzate, lacrimazione eccessiva e crisi respiratorie. Una sofferenza atroce documentata dai presenti.
Le procedure di emergenza sono state attivate, con l'accalappiacani impegnato in una spola continua e l'intervento immediato dei Carabinieri. Ma il veleno, come una bomba a orologeria a lento rilascio, ha continuato a colpire. Nei giorni successivi il focolaio si è esteso alle aree limitrofe: Piazza Italia, via Ventiquattro Maggio, via Badoglio, via Cesare De Bartolis e Largo Fratelli Bandiera sono diventate nuove tappe di questa "mattanza".
Persino i Vigili del Fuoco sono dovuti intervenire per tentare il recupero di felini in fin di vita. I volontari, guidati da Marika Barreca dell'associazione Argo di Vibo Valentia, hanno assistito impotenti a un'agonia lenta: la tossina utilizzata sembra agire con progressione costante, portando al decesso solo dopo giorni di sofferenze.
L'episodio attuale non è un caso isolato. Già il 25 settembre scorso erano stati denunciati avvelenamenti simili, sebbene con decorsi più rapidi. Ciò che sconcerta la cittadinanza è la sensazione di un profondo degrado sociale unito a un cronico abbandono istituzionale: la zona colpita a settembre, riferiscono i residenti, non è mai stata ufficialmente bonificata.
Ad oggi, il principale focolaio appare recintato con plastica da cantiere, quasi a voler nascondere la polvere sotto il tappeto. Solo di recente si è proceduto alla falciatura dell'erba — operazione che ha portato alla luce un'altra carcassa in stato di decomposizione — ma i residenti temono che il veleno sia ancora in circolo, minacciando non solo i randagi ma anche gli animali domestici.
Mentre il mistero sull'identità dei colpevoli rimane fitto, a Spilinga regna un clima di inquietudine. Il giallo di via Primo Maggio non è solo un crimine contro gli animali, ma una ferita aperta nel tessuto civile di una comunità che oggi, davanti a tanta crudeltà, ha letteralmente la pelle d'oca.
