L'indagine condotta dai carabinieri del Noe avrebbe consentito di scoprire altri 29 morti e 9 persone che hanno subito “lesioni gravissime” a causa dei veleni

A pochi giorni dall'assoluzione in appello per gli imputati coinvolti nel processo nato dall’inchiesta sui veleni della Marlane, la fabbrica tessile dell’imprenditore Pietro Marzotto, i carabinieri del Noe di Catanzaro hanno proceduto al sequestro dello stabilimento ubicato a Praia a Mare. Lo riporta un articolo del Fatto Quotidiano.

Sette indagati. Scatta quindi un nuova inchiesta coordinata dal procuratore di Paola, Pier Paolo Bruni, e del pm Teresa Valeria Grieco. "I sigilli - scrive il giornalista del "Fatto" Lucio Musolino - arrivano dopo gli avvisi di garanzia notificati ai responsabili e ai dirigenti della società. Sette in tutto gli indagati. Si tratta degli amministratori delegati della Marlane Silvano Storer e Antonio Favri, ma anche dei responsabili dei vari settori Vincenzo Benincasa, Salvatore Cristallino, Ivo Comegna, Carlo Lomonaco e Attilio Rausse".

Nuovi casi. L’inchiesta del Noe ha consentito alla Procura di scoprire altri 29 morti e 9 persone che hanno subito “lesioni gravissime” a causa dei veleni utilizzati soprattutto nei reparti di tintoria e cucina colori. Ventinove morti che si aggiungono a oltre un centinaio di dipendenti deceduti e per i quali i familiari erano stati riconosciuti parti offese nel processo in cui è stato assolto l’imprenditore Marzotto (non indagato nella nuova inchiesta).

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Il sospetto interramento rifiuti.  I carabinieri del Noe di Catanzaro, oltre all'ex stabilimento Marlane, hanno sequestrato anche, su disposizione della Procura di Paola, l'area posta tra l'opificio e il lungomare Sirimarco di Praia a Mare, e la cisterna per le acque posizionata a monte. Secondo quanto si legge nel provvedimento firmato dal procuratore Pierpaolo Bruni e dal sostituto Teresa Valeria Greco, proprio in queste aree sarebbero state riscontrate delle anomalie magnetiche che potrebbero essere legate a "masse ferromagnetiche nel sottosuolo". Un dato che viene messo in correlazione con le dichiarazioni di alcuni ex lavoratori della Marlane che, sentiti come persone informate sui fatti, hanno sostenuto che "i rifiuti provenienti dalle lavorazioni dello stabilimento (bidoni, coloranti, rocchetti, materiali di pulizia delle vasche di tintoria, ecc) venivano interrati in buche sul lato mare". Proprio per trovare conferme a queste ipotesi la Procura ha chiesto e ottenuto un incidente probatorio durante il quale verranno effettuati carotaggi e campionamenti sui terreni e sulla struttura della ex fabbrica. In attesa delle operazioni di prelievo, il sequestro si è reso necessario per mantenere inalterato lo stato dei luoghi visto che "la recinzione e i sistemi antintrusione - si legge nel provvedimento - non risultano essere sufficienti alla salvaguardia della proprietà non ostacolando del tutto l'accesso da parte di estranei".

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