Processo Marlane, nessun colpevole per la morte degli operai. Assoluzioni confermate

La Corte di appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal Comune di Praia a Mare e dal pm dopo le assoluzioni sentenziate in primo grado 

Inammissibile l’appello proposto dal Comune di Praia a Mare e dal pm per i dodici imputati che il 12 dicembre 2014 furono scagionati dalle accuse di disastro ambientale, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime nell’ambito del processo Marlane. Con questa decisione la Corte di appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Fabrizio Costantino, dichiarando l’appello inammissibile, ha  di fatto confermato la sentenza di primo grado in cui sono stati assolti l’ex amministratore delegato Silvano Storer, Antonio Favrin, il manager Jean De Jaegher, l’ex sindaco di Praia a Mare Carlo Lomonaco, che fu anche capotreno alla Marlane, Attilio Rausse, l’ex sindaco di Valdagno e vicepresidente della Lanerossi Lorenzo Basetti, Vincenzo Benincasa, Salvatore Cristallino, Ivo Comegna, Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori e Pietro Marzotto ex presidente del gruppo. Nessun colpevole, quindi per le morti di un centinaio di operai, dipendenti dell’ex stabilimento Marlane di Praia a Mare, che hanno perso la vita , nell’arco degli anni, per patologie che secondo i familiari sarebbero state contratte proprio sul posto di lavoro. Bisognerà attendere 90 giorni per conoscere le motivazioni dei giudici di secondo grado.

La richiesta del pg. Il sostituto procuratore Salvatore Curcio , al termine della requisitoria aveva invocato la condanna di tre dirigenti della Marlane, chiedendo ai giudici di infliggere una pena a 4 anni di reclusione per Antonio Favrin, consigliere delegato della società “Marzotto spa” dall’ottobre 2001 all’aprile 2004, e  tre anni ciascuno per Carlo Lomonaco ed Attilio Rausse, responsabili dello stabilimento, rispettivamente, dal 2002 al 2003 e dal febbraio 2003 all’aprile del 2004. Nella motivazione di 256 pagine, i giudici hanno spiegato di non aver trovato nessun riscontro reale nel quadro accusatorio sostenuto dalla Procura di Paola e dalle parti civili. Secondo i giudici il tasso di mortalità dei comuni di Tortora e Praia a mare non si discosta molto da quello regionale e inoltre “all’esito dell’istruttoria dibattimentale – hanno i giudici nel motivare la sentenza di assoluzione – non sono emersi elementi sufficienti a far ritenere che nella fabbrica non fossero presenti idonei impianti di aspirazione e che non fossero stati forniti ai dipendenti sufficienti dispositivi di protezione”. Gli imputati sono stati rinviati a giudizio nel novembre 2010 dopo una inchiesta della Procura di Paola durata dieci anni che ha rappresentato la sintesi di tre diversi filoni di indagine, il primo dei quali risalente al 1999 e gli altri al 2006 ed al 2007. 

Le motivazioni dei giudici di prime cure. Per i magistrati requirenti neppure le prove testimoniali sarebbero state attendibili in quanto “sarebbero state a volte anche contraddittorie e comunque non sufficienti a comprovare il nesso di causalità tra contrazione della malattia e contesto lavorativo dove gli operai – che si sono ammalati o sono deceduti – svolgevano la propria attività”.

Il collegio difensivo. Tra gli avvocati impegnati nel processo compaiono i nomi di Giancarlo Pittelli, Lucio Conte, Nico D’Ascola, Guido Calvi, Niccolò Ghedini, Licia Polizio, Giuseppe Lucibello, Mario Pastero, Patrizia Morello, Pietro Perugini.