Ci sono storie che il tempo non scalfisce, ma trasforma. Quella di Giuseppe Nusdeo, scomparso trent’anni fa a causa della leucemia, è diventata oggi un patrimonio collettivo capace di parlare al cuore delle nuove generazioni. Una storia privata che si è fatta missione universale, culminata il 17 aprile in una giornata densa di emozione, musica e impegno civile, voluta e organizzata dall’associazione “Io dono - Giuseppe Nusdeo”, in collaborazione con la scuola polo Vespucci Murmura e con un corale sostegno istituzionale: dal Comune alla Provincia, passando per l’Ufficio Scolastico, il CSV, il Duomo di San Leoluca e il Parco delle Serre.

La giornata ha avuto inizio nel monumentale Duomo con la celebrazione della Santa Messa, per poi spostarsi nella suggestiva cornice del Valentianum. Qui, i partecipanti sono stati accolti da un allestimento dal profondo valore simbolico: abeti bianchi carichi di speranza e brochure realizzate dalla sezione carceraria, recanti un monito che ha commosso i presenti:"Quando la vita si fa fredda e immobile, l'abete bianco resta come un segno di speranza contro il buio."

Il ricordo di Giuseppe, che era un giovane e talentuoso violinista, è rivissuto nelle note di un brano di Mozart eseguito al violino, un momento di altissima tensione emotiva che ha preceduto atti concreti per il futuro. La solidarietà, infatti, si è fatta "rete" attraverso la firma di due importanti protocolli d’intesa: con il Conservatorio, per un cammino comune tra arte e messaggio del dono, e con il Coni per legare i valori della solidarietà a quelli della lealtà sportiva.

Il cuore pulsante dell’evento è stata la premiazione del concorso “Il Dono”. Al centro della riflessione degli studenti, la lettura del libro “Il Principe Alato”, una favola delicata che narra il ricordo di Giuseppe, divenuto per tutti un "piccolo grande angelo". Attraverso disegni, scritti e riflessioni, i giovani hanno dimostrato che la cultura della donazione non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana di cittadinanza attiva.

Vibo Valentia ha dimostrato, in questa giornata di primavera, che la memoria può essere un seme fecondo: trent'anni dopo, il violino di Giuseppe continua a suonare, non più nel silenzio del ricordo, ma nel fragore della solidarietà di un'intera comunità.