Un asse criminale capace di legare a doppio filo la Calabria al centro-nord Italia, infiltrandosi nel tessuto economico legale attraverso il controllo degli appalti pubblici, l'usura e la corruzione. È questo lo scenario emerso dalla maxi-operazione condotta all'alba dai Carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”.
​Il blitz, scattato su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catanzaro, ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per 9 persone, emessa dal Gip del capoluogo. Le manette sono scattate in un'area geografica vastissima: l'epicentro calabrese ha interessato, oltre a Lamezia, la provincia di Vibo Valentia, per poi estendersi fino alle province di Terni e Como, a dimostrazione delle ramificazioni della consorteria.
​Le accuse contestate agli indagati, a vario titolo e a seconda delle rispettive responsabilità, delineano un quadro di pervasività criminale allarmante. Nel mirino degli inquirenti non ci sono solo i reati classici di stampo mafioso (come l'associazione a delinquere di tipo mafioso e le estorsioni), ma un fitto intreccio di reati finanziari e contro la pubblica amministrazione.
​Tra i capi d'imputazione figurano concorso esterno in associazione mafiosa, usura, estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, corruzione, peculato e rivelazione di segreti d'ufficio
​Turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, falso ideologico e trasferimento fraudolento di valori.
​Secondo l'impianto accusatorio, l'organizzazione era in grado di condizionare le scelte della macchina pubblica, pilotando gare e bandi grazie alla complicità di soggetti interni alle istituzioni.
​Parallelamente agli arresti, i militari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo mirato a colpire il patrimonio economico della consorteria. I sigilli sono scattati per due aziende, utilizzate – secondo l'accusa – per ripulire il denaro sporco e monopolizzare i mercati locali. La prima impresa è attiva nel settore del taglio boschivo, mentre la seconda operava nel terzo settore, gestendo delicati servizi pubblici come la refezione e le mense scolastiche.