Autobomba nel Vibonese, le misteriose impronte sulla vettura e il fascicolo al vaglio della Dda
Proseguono le indagini sull'attentato di Limbadi. Rispolverato il fascicolo sull'aggressione dell'ottobre scorso a Francesco Vinci. I carabinieri avevano individuato i presunti responsabili
C'è anche un vecchio fascicolo rispolverato proprio in queste ore al vaglio degli inquirenti che stanno indagando per fare luce sull'attentato di Limbadi. Si tratta di un'indagine di qualche mese fa condotta dai carabinieri, finita sul tavolo della Procura di Vibo e transitata sulle scrivanie dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Riguarda l'aggressione perpetrata nello scorso mese di ottobre ai danni di Francesco Vinci, il padre 73enne di Matteo, ancora ricoverato a Palermo per le ustioni riportate nell'esplosione costata la vita al figlio.
Caccia al movente. Per quella vicenda i militari dell'Arma avevano chiuso le indagini chiedendo l'applicazione delle misure cautelari nei confronti dei presunti responsabili identificati nel corso di un'inchiesta condotta a tamburo battente dopo la denuncia dei familiari dell'ex carrozziere. Quel fascicolo torna ora d'attualità e potrebbe dare risposte importanti per chiarire il movente dell'autobomba piazzata sotto la Ford Fiesta dei Vinci in località Cervilara di Limbadi nel primo pomeriggio di lunedì.
Le impronte. Nelle ultimissime ore è trapelato un altro importantissimo dettaglio. Chi ha piazzato l'ordigno avrebbe lasciato anche delle impronte sull'auto. Se ne sarebbero accorti anche Francesco e Matteo Vinci pochi istanti prima di saltare in aria. Ulteriore elemento al vaglio degli investigatori che confermerebbe l'ipotesi della bomba piazzata mentre padre e figlio erano intenti a lavorare in campagna. Fonti investigative confermano poi che l'ordigno, collocato sotto il sedile del lato guida, è stato fatto esplodere con un radiocomando a distanza. Un'azione quindi premeditata e organizzata nei minimi dettagli. Chi ha agito lo ha fatto per uccidere utilizzando - secondo quanto emerso - una bomba rudimentale, non ad alto potenziale ma composta verosimilmente da quasi mezzo chilo di esplosivo. Gli analisi dei Ris serviranno a capire che tipo di miscela è stata utilizzata. Escluso, però, l'impiego del tritolo.
L'autopsia. Sotto questo profilo qualche altra risposta potrebbe arrivare dall'esito dell'autopsia che è stata effettuata nella giornata di ieri sui resti di Matteo Vinci. La salma del 42enne di Limbadi resta bloccata per la necessità di effettuare ulteriori esami clinici e tecnici finalizzati ad individuare la tipologia esatta di esplosivo utilizzato per confezionare l’ordigno. Gli accertamenti medico-legali proseguiranno nei prossimi giorni, presumibilmente con il supporto di uno specialista.
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