“Non devi venire più a Vibo”: cresce la tensione in Comune dopo gli atti intimidatori contro Nocita
Dopo l’incendio dell’auto del dirigente, il clima si fa sempre più pesante. Riunioni in Prefettura e allarme tra i dirigenti: “Un segnale inquietante che non può essere ignorato”
La frase è di quelle che restano sospese nell’aria e pesano più di una denuncia formale: “Non devi venire più a Vibo”. È questa la lettura, amara e inquietante, che emerge dentro Palazzo Luigi Razza dopo una sequenza di episodi che ha colpito il dirigente comunale Andrea Nocita, prima vittima di una violenta aggressione e poi del rogo della propria auto, avvenuto nel parcheggio della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo.
Due episodi ravvicinati, distanti poche settimane, che hanno trasformato la preoccupazione in un vero e proprio stato di allarme all’interno della macchina amministrativa del Comune di Vibo Valentia. Non più soltanto attestati di solidarietà, ma una percezione diffusa di vulnerabilità che attraversa uffici e vertici burocratici.
La situazione è stata affrontata anche sul piano istituzionale. In Prefettura si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, mentre a Palazzo Luigi Razza il segretario generale Domenico Libero Scuglia ha convocato una riunione straordinaria dei dirigenti. Formalmente un incontro per esprimere vicinanza a Nocita, ma nei fatti un confronto che ha fatto emergere tutta la tensione interna.
“Non ho assolutamente idea di quello che stia accadendo, ma così non va bene”, ha dichiarato Scuglia, dando voce a un clima di incertezza che ormai non riguarda più soltanto i singoli episodi ma la tenuta complessiva dell’ente.
Il dirigente ha sottolineato come la successione dei fatti – l’aggressione e poi l’incendio dell’auto – delinei un quadro che non può essere sottovalutato. “L’accanimento è evidente”, ha osservato, arrivando a una riflessione che ha assunto immediatamente un forte impatto: “Il segnale sembra essere uno: non devi venire più a Vibo”.
Una frase che fotografa il livello di pressione percepito negli uffici comunali e che, proprio perché pronunciata dal vertice della struttura amministrativa, assume un valore che va oltre la cronaca. È il segno di una preoccupazione che non resta più confinata alle conversazioni interne ma entra nel perimetro istituzionale.
Scuglia ha poi richiamato un contesto territoriale complesso, segnato da provvedimenti antimafia e dalla chiusura di attività economiche colpite da interdittive, sottolineando come il Comune si trovi spesso a gestire decisioni delicate in un ambiente caratterizzato da forti tensioni.
Nel frattempo, la risposta dei lavoratori non si è fatta attendere: le rappresentanze sindacali unitarie hanno convocato un’assemblea del personale comunale per i prossimi giorni. Un ulteriore segnale di disagio che coinvolge ormai non solo i vertici, ma l’intera struttura amministrativa.
“Non c’è tranquillità”, ha ammesso ancora il segretario generale. Una constatazione che, in un Comune capoluogo, assume un significato che va oltre la dimensione organizzativa e tocca direttamente la capacità delle istituzioni di operare in sicurezza e serenità.
In gioco, ora, non c’è soltanto la tutela di un dirigente, ma la tenuta stessa della macchina pubblica e la credibilità dello Stato in un territorio dove la linea tra ordinaria amministrazione e pressione esterna appare sempre più sottile.
