Incandidabilità: Andrea Niglia ricorre contro la sentenza della Corte di Cassazione
Il presidente della Provincia di Vibo è convinto di alcuni errori nel dispositivo emesso dai giudici della Suprema Corte e comunica di aver già notificato il ricorso
Il presidente dell'amministrazione provinciale non ha ancora alzato bandiera bianca. Andrea Niglia non si è arreso alla sentenza della Corte di Cassazione che lo dichiara decaduto e preannuncia un ricorso che dovrebbe essere valutato a breve. "In quel verdetto - ha sottolineato il principale inquilino di palazzo Ex enel - abbiamo ravvisato errori formali e sostanziali. Per questo motivo abbiamo deciso di chiederne la revisione al presidente della Corte di Cassazione". Il ricorso è stato inoltrato per conoscenza anche al Ministero dell'Interno alla Prefettura di Vibo Valentia. La richiesta è chiara: Niglia pretende la "revoca del dispositivo, inaudita altera parte, ai sensi dell'art. 395, n. 4 del codice di procedura civile". Pertanto, chi stava già suonando il de profundis al capo dell'amministrazione provinciale dovrà attendere ancora qualche giorno. Anche se i tempi per un nuovo accorduni sull'asse Pd-Forza Italia sembrano già maturi. "Accorduni" che potrebbe portare alla fine anticipata dell'esperienza del Consiglio provinciale, ma non del presidente.
Il comunicato del presidente. "Niente di ufficiale mi è stato ancora notificato dalla Corte Suprema di Cassazione. Sono stato comunque informato a riguardo dai miei legali, con i quali - considerati gli evidenti errori formali e sostanziali presenti nella sentenza - abbiamo prontamente avviato un’azione di sospensiva e revoca dell’atto. Per tali motivi sono estremamente sereno e attendo con fiducia la conclusione dell’iter giuridico". Queste le dichiarazioni del sindaco di Briatico e presidente della Provincia di Vibo Valentia, Andrea Niglia, affidate ad un'articolata nota stampa diramata in seguito alla notizia del verdetto della Cassazione che lo dichiara incandidabile, in accoglimento del ricorso presentato dal Ministero dell’Interno in merito ad una precedente sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che aveva, invece, dichiarato "improcedibile" il ricorso del Ministero dell'Interno in quanto comuqnue già scontato l'eventuale turno di incandidabilità. "Il Consiglio comunale di Briatico è stato sciolto nel dicembre 2011, epoca in cui non ero sindaco - sottolinea Andrea Niglia - e dall'assise mi ero comunque dimesso, da semplice consigliere di minoranza, dopo appena sei mesi. È bene evidenziare inoltre - aggiunge Niglia - che non ho mai ricevuto nessun decreto di scioglimento e che il Tar del Lazio, nel confermare la caduta dell’amministrazione guidata dal dottore Prestia, non ascriveva nulla al sottoscritto, specificando nel merito che nessun atto era da addebitare all’amministrazione precedente guidata dalla giunta Niglia".
Ricorso già notificato. Il presidente della Provincia di Vibo Valentia mette, quindi, in risalto che: "La Corte suprema di Cassazione nel verdetto scrive che ”in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere pertanto cassata con rinvio” mentre nel dispositivo successivo afferma, in maniera del tutto discordante, che la sentenza impugnata viene cassata ma non più con rinvio, dichiarando incandidabili sindaco e amministratori. Considerato pertanto tale macroscopico errore, che anche chi non è esperto in giurisprudenza può facilmente rilevare, non ho nulla da temere. E confortato, comunque, dall’autorevole parere di esperti in materia e dai miei stessi legali - conclude Andrea Niglia - ho già fatto notificare il ricorso al procuratore generale della Cassazione e, per conoscenza, anche al Ministero dell’Interno, alla Corte di appello di Catanzaro e alla Prefettura di Vibo Valentia".
