'Ndrangheta, omicidio Di Leo: Fortuna sceglie il rito abbreviato. Fissata l'udienza
Il trentaseienne di Sant'Onofrio, ritenuto esecutore materiale del delitto commesso nel luglio del 2004, comparirà davanti al Gup distrettuale il prossimo 27 febbraio
Ha chiesto e ottenuto di essere processato con rito abbreviato Francesco Fortuna, il 36enne di Sant'Onofrio, ritenuto esponente di primo piano del clan Bonavota ed attualmente in carcere perchè accusato di essere tra gli esecutori dell'omicidio di Domenico Di Leo, detto Micu i Catalanu, avvenuto a Sant'Onofrio tra l'11 e il 12 luglio 2004. Il Gup distrettuale di Catanzaro Antonio Battaglia ha già fissato l'udienza per il prossimo 27 febbraio. Nei giorni scorsi la difesa di Francesco Fortuna, rappresentata dagli avvocati Salvatore Staiano e Sergio Rotundo, aveva chiesto di visionare gli atti prodotti dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Camillo Falvo in merito alle recenti dichiarazioni rilasciate in proposito dal pentito Andrea Mantella.
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Il pentito. Le affermazioni di Mantella potrebbero aprire nuovi scenari e rendere ancor più pesante la posizione di Fortuna. Mantella, infatti, non indica solo i mandanti ma anche gli esecutori dell’orribile fatto di sangue.E tra i componenti del commando che entrò in azione per eliminare Micu i Catalanu vi sarebbe stato anche Francesco Scrugli (ucciso nella faida tra i Patania e i Piscopisani). Alla guida dell’auto, secondo la ricostruzione, vi era proprio l’attuale collaboratore di giustizia, pronto ad entrare in azione qualora la circostanza lo avesse richiesto.
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Il “contesto associativo”. Esiti che per il gip della Dda di Catanzaro forniscono “pieno riscontro a tutti gli altri elementi emersi nel corso degli anni in relazione al contesto associativo in cui è maturato il grave fatto di sangue, ai soggetti coinvolti ed al movente”. A determinare la morte di Di Leo, a giudizio degli inquirenti, sarebbero state frizioni all’interno del clan Bonavota. La vittima infatti ” era divenuta -si legge – pedina scomoda per il suo clan”. Il conflitto sarebbe sorto per via di alcune operazioni commerciali nella zona di Maierato. (t.f.)
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