“Stagione dell’identità”, il libro di Domenico Petrolo tra dibattito politico e consenso in trasformazione
Successo al Salone del Libro di Torino e presentazione a Rombiolo. Un’analisi sul mutamento delle società occidentali tra globalizzazione, nuove fratture culturali e crisi della rappresentanza politica
Sta ottenendo successo e un'ampia attenzione il libro “La stagione dell'identità. Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare”, saggio di Domenico Petrolo, originario di Pernocari ed esperto di comunicazione e strategia elettorale, presentato nei giorni scorsi anche a Rombiolo dopo il buon riscontro registrato al Salone del Libro di Torino. L’incontro pubblico nella cittadina calabrese ha visto la partecipazione del sindaco Caterina Contartese, del presidente ARCI Francesco Ferraro, del vicepresidente ARCI Michele Antonio Donato, di Eleonora Contartese e dell’avvocato Orietta Barbuto. La discussione è stata moderata dal direttore di Zoom24, Tonino Fortuna.
Al centro del volume c’è un’analisi del mutamento del consenso politico in Occidente. Attraverso studi, dati e interviste con figure come Romano Prodi e lo storico Philipp Blom, Petrolo esamina il successo crescente dei partiti populisti e nazionalisti, evidenziando il progressivo allontanamento di ampie fasce dell’elettorato dalle tradizionali forze progressiste.
Secondo l’impianto del libro, una parte della sinistra occidentale avrebbe progressivamente smarrito il contatto con l’identità culturale tradizionale, privilegiando invece una narrazione centrata su identità multiculturali e cosmopolite. Una distanza che, secondo l’autore, avrebbe contribuito a ridefinire le scelte elettorali di milioni di cittadini.
Il volume affronta inoltre alcuni dei principali nodi delle società contemporanee: immigrazione e difficoltà dei processi di integrazione, crisi demografica, accelerazione tecnologica, cultura woke, Islam radicale e globalizzazione. Fenomeni diversi ma accomunati, nella lettura proposta, dalla capacità di generare spaesamento e insicurezza in ampi strati della popolazione.
Particolare attenzione è dedicata al caso del modello svedese, indicato come esempio critico delle difficoltà di integrazione, e al modo in cui il tema dell’Islam venga talvolta utilizzato come strumento di contrapposizione politica da parte di alcuni movimenti nazionalisti.
Un capitolo significativo è intitolato “Woke for Trump”, nel quale Petrolo analizza la cultura woke come fenomeno nato con finalità emancipatrici ma divenuto, secondo l’autore, elemento di polarizzazione e conflitto culturale. Nel dialogo riportato nel libro, Romano Prodi osserva come questa cultura, nata in ambienti elitari e altamente codificati, finisca per risultare distante dal sentire comune, contribuendo a una reazione politica che trova in Donald Trump e nel movimento MAGA una risposta identitaria semplificata ma efficace.
Il testo attraversa anche la cosiddetta Rust Belt americana, dove le ricerche degli economisti Nicola Gennaioli e Guido Tabellini evidenziano, attraverso dati empirici, come il voto delle fasce più deboli si sia progressivamente spostato verso destra e come la dimensione religiosa incida maggiormente sulle percezioni verso l’immigrazione.
Da questa analisi emerge una chiave di lettura sintetizzata dallo stesso Petrolo: la politica contemporanea si confronta sempre più con le paure collettive, che diventano fattori determinanti nelle scelte elettorali. «Occuparsi delle paure significa prendersi cura delle democrazie», si legge nel volume, che invita a riconoscere il valore delle tradizioni, delle radici e delle identità individuali, anche quando non coincidono con modelli cosmopoliti o multiculturali.
In questa prospettiva, il libro propone una riflessione sul futuro delle democrazie occidentali, chiamate a misurarsi con nuove fratture sociali e culturali che non possono essere interpretate solo attraverso le categorie politiche del passato.
